16 Luglio 2026, 13:40
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Chiara Pavese: «Nelle lesioni midollari la riabilitazione è sempre più personalizzata»

di Annarita Cacciamani
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Dalla ricerca all’uso di robotica e intelligenza artificiale, Chiara Pavese, specialista in Riabilitazione neuromotoria all’IRCCS Maugeri Pavia, racconta come sta evolvendo il settore tra approccio multidisciplinare e attenzione alla persona.

Ogni anno in Italia si stimano circa 2.500 nuovi casi di lesione del midollo spinale, dovuti non solo a traumi, ma anche a tumori, patologie degenerative della colonna vertebrale, malattie vascolari o infettive. Sempre più spesso si tratta di pazienti anziani. Due studi pubblicati su “Neurology, la rivista ufficiale dell’American Academy of Neurology, firmati da un team di ricercatori dell’Università di Pavia e dell’Unità Spinale dell’IRCCS Maugeri Pavia, ribaltano una convinzione diffusa. Dopo i 70 anni, il recupero della forza muscolare e della sensibilità dopo una mielolesione non è compromesso dall’età. A essere penalizzata è la capacità di tradurre questo potenziale in autonomia nella vita quotidiana. In questa intervista, Chiara Pavese, specialista in Riabilitazione neuromotoria all’IRCCS Maugeri Pavia e docente di Medicina fisica e riabilitativa all’Università di Pavia, illustra i risultati dei suoi studi più recenti, le nuove sfide legate all’invecchiamento della popolazione e il ruolo crescente dell’innovazione nei percorsi riabilitativi.

Di cosa si occupa all’IRCCS Maugeri Pavia?

Lavoro all’IRCCS Maugeri Pavia dal 2017, dopo un periodo all’Università e all’Ospedale di Zurigo. Sono medico specialista in medicina fisica e riabilitativa e dal 2023 sono professore associato all’Università di Pavia. Il mio lavoro integra tre ambiti principali. Da un lato c’è l’attività clinica, che riguarda sia pazienti ambulatoriali con patologie comuni come mal di schiena, tendinopatie o fratture, sia pazienti ricoverati più complessi, come quelli con cerebrolesioni o lesioni del midollo spinale, da cui spesso prendono origine anche le nostre ricerche.

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Riabilitazione neuromotoria al Maugeri

Accanto a questo c’è l’attività didattica, all’Università di Pavia, dove sono responsabile del corso di laurea in Fisioterapia. Il terzo ambito è la ricerca clinica, strettamente legata all’attività assistenziale. Partecipiamo a grandi progetti internazionali, come l’European Multicenter Study about Spinal Cord Injury (EMSCI), ma lavoriamo anche su progetti di innovazione tecnologica come Fit for Medical Robotics (Fit4MedRob) oltre a studi che nascono direttamente dall’osservazione di chi abbiamo in cura. In questo senso, la ricerca parte dalle corsie e torna al malato. Nel mio lavoro considero sempre la persona nella sua globalità, includendo gli aspetti psicologici, sociali, familiari e ambientali.

In un recente studio avete analizzato il recupero di forza muscolare e sensibilità dopo i 70 anni. Cosa è emerso?

Questo studio, realizzato nell’ambito dell’European Multicenter Study about Spinal Cord Injury (EMSCI), ha evidenziato che anche nei pazienti oltre i 70 anni il recupero della forza e della sensibilità dopo una lesione del midollo spinale è paragonabile a quello dei pazienti più giovani. Quello che cambia è la capacità di trasformare questo recupero in autonomia nella vita quotidiana. Nelle persone anziane si osservano maggiori difficoltà legate alla presenza di altre patologie – come problemi cardiovascolari, nutrizionali o osteoporosi – ma anche a fattori psicologici e motivazionali. Questo ci spinge verso un modello orientato alla riabilitazione personalizzata, con protocolli su misura per la popolazione geriatrica.

In un secondo studio vi siete concentrati sulle disfonie. Quali sono state le principali evidenze emerse?

La disfonia è un disturbo della produzione della voce che comporta difficoltà nel parlare e nell’esprimersi. È una problematica che sta emergendo sempre di più in chi ha una lesione midollare. Si tratta di un aspetto ancora poco considerato rispetto ad altri deficit, come quelli motori, ma che ha un impatto molto forte sulla qualità della vita, perché compromette la comunicazione e la socialità. Il nostro studio si è basato su una revisione della letteratura scientifica per identificare i principali protocolli diagnostici e terapeutici disponibili. Ne emerge un quadro aggiornato delle conoscenze, che sottolinea l’importanza di intervenire precocemente anche su questo fronte, nonostante la complessità generale del quadro clinico.

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Riabilitazione neuromotoria al Maugeri

Quali sono le cause principali delle lesioni del midollo spinale?

Il midollo spinale è la struttura che collega il cervello al resto del corpo e permette la trasmissione dei segnali motori e sensitivi. Quando viene danneggiato, questa comunicazione si altera o si interrompe, con conseguenze che possono riguardare il movimento, la sensibilità, ma anche funzioni vitali come la respirazione, la pressione arteriosa o il controllo viscerale. Le cause principali sono i traumi, come incidenti stradali o cadute. Tuttavia, stanno aumentando i fattori non traumatici, legati soprattutto all’invecchiamento della popolazione, come l’artrosi o le ernie del disco che possono comprimere il midollo. A queste si aggiungono tumori e infezioni. La prevenzione non è sempre possibile, ma la tempestività è tutto. Segnali come perdita di forza o sensibilità a braccia e gambe, vanno valutati immediatamente.

Come viene costruito un percorso riabilitativo? Quali sono gli aspetti principali da tenere in considerazione?

Il percorso riabilitativo è altamente personalizzato e dipende dal livello e dalla gravità del danno. Si parte da una diagnosi clinica e radiologica e da una valutazione funzionale che permette di capire su quali aspetti intervenire, dagli arti superiori alla deambulazione, fino alle funzioni più complesse. L’intervento, però, non si limita al recupero motorio ma si estende a tutti gli ambiti della vita della persona. Consideriamo gli aspetti psicologici, il contesto familiare e la presenza di un caregiver, oltre all’ambiente domestico, che deve essere privo di barriere architettoniche. Un altro aspetto centrale è il reinserimento sociale e lavorativo, valutando se e come tornare alle proprie attività, incluso lo sport e il tempo libero.

Il percorso coinvolge un team multidisciplinare composto da fisiatra, neurologo, neurochirurgo, fisioterapista, infermiere, terapista occupazionale, psicologo, logopedista e assistente sociale. Può durare diversi mesi e spesso le dimissioni avvengono con un certo grado di disabilità. Per questo è fondamentale la continuità assistenziale sul territorio e l’educazione a prevenire complicanze come le lesioni da pressione. In questo contesto, la telemedicina rappresenta uno strumento importante per mantenere il contatto con il centro specialistico anche a distanza.

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Riabilitazione neuromotoria al Maugeri

Quale supporto dà la tecnologia al vostro lavoro?

La tecnologia ha un ruolo sempre più centrale. Stiamo lavorando per integrare queste innovazioni nella terapia di tutti i giorni. La telemedicina consente di seguire le persone anche dopo la dimissione, mantenendo un contatto diretto sia con loro sia con i professionisti del territorio. La robotica riabilitativa viene utilizzata fin dalle fasi precoci e permette di offrire trattamenti più intensivi, con la possibilità di monitorare parametri in tempo reale. Inoltre, consente di aumentare il tempo di esercizio, anche riducendo la necessità di un rapporto esclusivamente individuale con il fisioterapista.

La realtà virtuale rappresenta un ulteriore elemento innovativo e motivazionale. Per esempio, un esercizio di equilibrio può essere svolto in modo tradizionale su un tappetino oppure attraverso un visore che simula una discesa sugli sci, rendendo l’attività più coinvolgente e stimolante per il paziente. Infine, stiamo iniziando a integrare anche l’intelligenza artificiale con l’obiettivo di cucire addosso al paziente percorsi terapeutici sempre più precisi.

Quali sono gli obiettivi delle vostre attività di ricerca?

La nostra è una ricerca clinica che punta al miglioramento immediato del trattamento riabilitativo. Analizziamo i risultati funzionali dei pazienti per individuare i fattori predittivi del recupero e capire come evolvono le diverse condizioni nel tempo. Questo ci permette di migliorare la progettazione degli studi clinici e di introdurre innovazioni come la telemedicina e la robotica nella pratica quotidiana. L’obiettivo finale è migliorare gli esiti della riabilitazione e l’aderenza dei pazienti ai trattamenti, andando verso una medicina di precisione. È evidente, ad esempio, che non si può trattare allo stesso modo un ragazzo di 20 anni con una lesione midollare da incidente e un paziente di 80 anni caduto in casa: entrambi richiedono percorsi specifici e differenziati.

 

Annarita Cacciamani

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