21 Gennaio 2026, 8:00
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Paolo Gionchetti: «Stiamo facendo passi avanti nel trattamento della colite ulcerosa»

di Annarita Cacciamani
cover-Prof. Gionchetti
L’Agenzia italiana del farmaco ha recentemente approvato il principio attivo mirikizumab, che permette di offrire sollievo da sintomi chiave della colite ulcerosa quali frequenza evacuativa, sanguinamento rettale e urgenza intestinale. Ce ne parla Paolo Gionchetti, Professore ordinario di Medicina Interna e Direttore dell’unità operativa Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

 

La colite ulcerosa è una condizione infiammatoria dell’intestino che in Italia si stima colpisca circa 150mila persone, con 4mila nuove diagnosi all’anno, prevalentemente in persone giovani. Fa parte delle malattie croniche intestinali, patologie che hanno un forte impatto sulla qualità di vita di chi ne soffre.

«La colite ulcerosa è caratterizzata da una forte infiammazione dell’intestino, con sintomi che inficiano la qualità di vita», conferma Paolo Gionchetti. «Solo nel nostro centro sono seguite circa 16mila persone con malattie croniche infiammatorie intestinali; di queste, 7-8mila con colite ulcerosa. Per i nostri pazienti, l’uso del nuovo farmaco mirikizumab rappresenta un’arma in più, efficace e sicura, con un’ottima rapidità d’azione. Un vantaggio indubbiamente importante, perché ci permette di trattare il paziente velocemente e affrontare i sintomi invalidanti, come l’urgenza intestinale», aggiunge. 

Come è composto il suo team di lavoro al Policlinico?

Siamo in 8 medici strutturati, 2 medici con contratto, 4 specializzandi, 2 Oss, 5 Infermiere dedicate e 2 segretarie. Ovviamente poi c’è il personale infermieristico che ci assiste in reparto di degenza.

Quali sono le difficoltà più grandi con le quali deve convivere una persona affetta da colite ulcerosa?

Sono ragazzi per lo più giovani con alterata qualità della vita perché le malattie vanno considerate invalidanti. Hanno molti problemi fisici legati ai sintomi e alle complicanze della malattia, ma questi vanno aggiunti a quelli relativi alla vita sociale, al lavoro, ai costi che spesso devono sostenere per i viaggi per essere curati e psicologici come in tutte le persone che soffrono di malattie croniche. 

Quali sono ad oggi le opzioni terapeutiche esistenti per la cura della colite ulcerosa?

Per fortuna abbiamo a disposizione oggi molti farmaci con cui riusciamo nella maggior parte dei casi a migliorare la qualità di vita dei pazienti. Sono a nostra disposizione la mesalazina in varie formulazioni orali e topiche, i cortisonici a scarso assorbimento (beclometasone e Budesonide MMX), gli steroidi sistemici, gli immunosoppressori orali (oggi meno usati), i farmaci biotecnologici e le cosiddette “small molecules”.

interna colite

Photo: Freepik / julos

Da poco è stato approvato l’utilizzo di mirikizumab. Si tratta di un’opzione che garantirà un importante passo in avanti nella cura della malattia? E perché?

Certamente il mirikizumab è un farmaco innovativo con un ottimo profilo di efficacia e sicurezza e sarà di grande utilità nei malati con malattia moderato-grave, soprattutto per la capacità evidenziata negli studi di avere un grande e rapido impatto su sintomi estremamente invalidanti come l’urgenza evacuativa e il sanguinamento rettale.

Su cosa si sta concentrando la ricerca se parliamo di cure per la colite ulcerosa?

La ricerca è concentrata molto oltre che sullo sviluppo di nuove molecole efficaci e sicure per la terapia, anche sulla ricerca delle cause delle malattie infiammatorie croniche intestinali. Di grande importanza a mio avviso sono gli studi sull’importanza del microbiota intestinale.

Alla luce delle nuove tecnologie, come per esempio l’intelligenza artificiale (AI), quali prospettive si aprono riguardo il modello di gestione del paziente?

Sicuramente l’AI ci aiuterà nella ricerca e nella valutazione rapida e analisi attenta dei dati che riguardano i pazienti e sicuramente potrà dare un grande aiuto nella valutazione diagnostica e magari nella individuazione di dati predittivi dell’andamento della malattia, ma credo che il ruolo centrale del medico esperto di IBD (malattie infiammatorie croniche intestinali, ndr) e della valutazione attenta del paziente che deve essere posto al centro della nostra attenzione non potrà mai essere sostituito.

 

Annarita Cacciamani

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