10 Febbraio 2026, 1:12
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Giampiero Calabrò: «Anche la sanità pubblica può dare grandi soddisfazioni nell’ortopedia»

di Valentina Tafuri
In un reparto di ortopedia e traumatologia di una struttura pubblica bisogna saper affrontare tutte le casistiche di questa branca della medicina. Il segreto, secondo Giampiero Calabrò, è lavorare con passione e abnegazione.

 

Giampiero Calabrò, chirurgo ortopedico, primario del reparto di ortopedia dell’Ospedale San Francesco d’Assisi di Oliveto Citra (Salerno), ha una lunga esperienza e un approccio umano nella relazione con i pazienti. «In un ospedale di provincia come Oliveto Citra, dalle dimensioni ridotte, forse si è meno esasperati e pressati dai politraumi rispetto ad un grande nosocomio», ci rivela Calabrò «ma tutto il personale deve avere un approccio di grande disponibilità verso i pazienti. La formazione e lo spirito di sacrificio, anche in questo ambito, sono importanti, ma le figure apicali devono essere di esempio per raggiungere i risultati attesi. Dico sempre al corpo infermieristico e ai miei collaboratori di non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te, anche perché prima o poi,  ognuno di noi può trovarsi dall’altra parte». Dai traumi dovuti ad incidenti di vario tipo alle numerose patologie della colonna vertebrale e degli arti, spesso legati a patologie degenerative, errata postura, fragilità ossea e a numerose altre cause, l’ortopedia e la traumatologia raccolgono infatti pazienti di ogni età, per i quali l’intervento adeguato spesso significa recuperare o meno una qualità di vita soddisfacente e serena.

Quale è il caso più complicato che ha affrontato?

 Quello di un paziente quindicenne con una grave scoliosi, con la colonna deviata a novanta gradi. All’epoca in cui lo abbiamo operato, qualche anno fa, non si facevano questo tipo di interventi in Campania. Si tratta di un’operazione impegnativa e anche piuttosto lunga. Non è stato l’unico e questa tipologia di intervento ci ha visti impegnati anche su pazienti provenienti da fuori regione. In linea generale, gli interventi sulla colonna vertebrale sono tra i più delicati ed impegnativi ma con la mia equipe facciamo anche chirurgia protesica, artroscopica e traumatologica di vario tipo.

Quale aspetto della sua professione la appassiona di più?

Dal punto di vista medico e chirurgico, sicuramente la chirurgia vertebrale, che però non è fattibile sempre ed in tutti gli ospedali, anche perché gli interventi sono molto lunghi e complessi. Da buon ospedaliero, la traumatologia rappresenta il nostro pane quotidiano, ma la chirurgia protesica è molto stimolante. Oltre a protesi di ginocchio, dell’anca, della spalla e caviglia, siamo uno dei pochi centri in Campania dove si impiantano protesi di gomito.

Photo: Drazen Zigic / Freepik

Il suo lavoro è cambiato, negli ultimi anni, con le nuove tecnologie?

Certamente, le nuove tecnologie sono a nostro supporto e sono vantaggiose se applicate nel modo giusto. La chirurgia robotica nel nostro settore sarà la prossima frontiera, nell’attualità usiamo soprattutto la navigazione per alcuni impianti protesici. Le biotecnologie ed i nuovi materiali, come le cellule staminali prelevate dal paziente, ci consentono di fare trapianti che facilitano la ripresa della funzionalità articolare per il paziente. Inoltre, nel 2024 abbiamo trapiantato, in un’operazione tutt’altro che usuale, il tendine d’Achille, prelevato da cadavere, a un anziano con un problema legato al cosiddetto “piede diabetico”. Dopo il trapianto, andava anche ricoperta la parte, dove la cute era stata completamente erosa dalla malattia e in quel caso, si è proceduto con un trapianto di cute prelevata da un gluteo del paziente, eseguito dal dottor Vito Gargano, esperto in microchirurgia. Ad Oliveto Citra, al contrario di quanto si possa pensare visto che è un ospedale di dimensioni ridotte, abbiamo numeri e qualità sorprendenti in tutte le sue Unità Operative. Pertanto anche la sanità pubblica può dare grosse soddisfazioni, anche se, non lo nego, i sacrifici, sia in termini personali, familiari e, perché no, anche economici, sono tanti. Per questo, bisogna adeguarsi per attrarre e trattenere i professionisti migliori, che altrimenti migrano verso le strutture private o convenzionate.

Come mai ha scelto questa specializzazione e di restare nel pubblico?

Lavorare nel pubblico è la mia vocazione. Sin dal liceo avevo l’ambizione di studiare medicina, ma non ero interessato all’ortopedia e traumatologia. Fino a quando, durante il mio percorso universitario, non mi sono fratturato un braccio e ho dovuto frequentare la Clinica Ortopedica Universitaria di Napoli. Il mio interesse si è quindi orientato verso questa specializzazione e ho avuto la fortuna di incontrare le persone giuste che mi hanno spinto ad approfondire e a frequentare anche gli ospedali nel pomeriggio, dopo le lezioni, per mettere in pratica la teoria appresa al mattino in facoltà. Dal 2004 sono stato assunto in ospedale e venivo a Oliveto due volte alla settimana durante le sedute operatorie. Poi, nel 2018, mi sono trasferito nella valle del Sele a orario completo e dal 2020 sono Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ortopedia e Traumatologia.

 

Valentina Tafuri

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