19 Agosto 2026, 13:35
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L’asse intestino-cervello nell’approccio clinico di Marco Pastorini

di Federica Biffi
cover-Marco Pastorini (1)
In questa intervista a Marco Pastorini, psicologo e psicoterapeuta, esploriamo il legame tra mente e corpo, spiegando come il microbiota e le relazioni influenzino l’umore e la salute.

Il benessere è il risultato di un dialogo costante tra ciò che pensiamo, ciò che mangiamo e come il nostro corpo reagisce all’ambiente. In questa intervista incontriamo Marco Pastorini, psicologo e psicoterapeuta specializzato in disturbi del comportamento alimentare e obesità e autore del libro “Obecity” (2025, Edizioni Epoké). La sua visione unisce la psicoterapia cognitivo-comportamentale alle più recenti scoperte sul microbiota e sulla teoria polivagale di Porges – secondo cui il sistema nervoso autonomo regola le risposte allo stress e alle relazioni sociali attraverso tre circuiti evolutivamente distinti del nervo vago.

In questa intervista Pastorini ci guida alla scoperta dell’asse intestino-cervello, esplorando come le nostre relazioni interpersonali e lo stress sociale si trasformino in segnali biochimici capaci di influenzare il nostro umore, e perché, per curare l’obesità, sia necessario guardare oltre la bilancia, trasformando la cura in un percorso di consapevolezza e dignità.

Di cosa si occupa nello specifico?

Da psicologo e psicoterapeuta a indirizzo cognitivo comportamentale mi occupo di disturbi del comportamento alimentare e di obesità. Lavoro in team sia con colleghi psicologi che con dietologi, dietisti, chirurghi e fisioterapisti al fine di fornire una presa in carico globale al paziente che presenta un problema con l’alimentazione. Questo perché i problemi con l’alimentazione coinvolgono molteplici aspetti e necessitano una presa in carico globale per ottenere risultati che si mantengano nel tempo.

In particolare, cerco di collaborare con il paziente per analizzare quei comportamenti che si ripetono nel tempo, dei veri e propri circoli viziosi che, pur andando nella direzione opposta al cambiamento che il paziente si propone, portano con sé significati emotivi e funzioni importanti che vanno compresi per essere adeguatamente modificati. Per esempio, una persona che sperimenta ansia può tendere a evitare sistematicamente le situazioni temute: se da un lato l’evitamento riduce il disagio nell’immediato, dall’altro impedisce di mettere in discussione le proprie paure, contribuendo a mantenerle nel tempo.

Marco Pastorini (1)

Marco Pastorini

In che modo la composizione del microbiota influenza direttamente i livelli di serotonina e di conseguenza il nostro umore?

Credo sia importante fare una veloce premessa su microbiota e serotonina, due termini di cui si parla molto, ma che spesso rimangono concetti astratti, che non vediamo, non sperimentiamo, non conosciamo direttamente. Con Massimo Labate, dietologo, e Anita Giuso, dietista, abbiamo realizzato un corso nel quale abbiamo cercato di evidenziarne il ruolo e l’importanza.

Il microbiota o “microflora normale” è l’insieme dei microrganismi non patogeni che vivono in pacifica coesistenza, quindi in simbiosi, con il corpo umano. Si tratta quindi di una relazione mutualistica tra persone e microbi che vivono al suo interno dove il benessere dell’uno corrisponde al benessere dell’altro.

La serotonina è un neurotrasmettitore coinvolto nei processi che regolano l’umore e il sonno (ed è importante ricordare che i farmaci antidepressivi sono definiti “serotoninergici”) che è prodotto al 95% nell’intestino. Dalla nostra alimentazione dipende la composizione del microbiota intestinale che a sua volta influenza la produzione di serotonina intestinale. Quest’ultima regola la motilità intestinale e il metabolismo, agendo nel fegato e nel tessuto adiposo, e collega i centri emotivi e cognitivi del cervello con la funzione dell’intestino.

Un’alterazione della composizione del microbiota intestinale può quindi compromettere il trasporto della serotonina nel cervello modificando l’umore e il comportamento. Al contrario, alcuni probiotici (per es. Lactobacillus plantarum) possono influenzare positivamente la funzione cerebrale di individui sani. In particolare, la loro assunzione è stata associata a un miglioramento di alcuni processi cognitivi, tra cui memoria, attenzione e funzioni esecutive.

È lo stress ad alterare il microbiota o un microbiota alterato a renderci più vulnerabili allo stress?

Anche se tutti noi ci ripetiamo il motto latino “mens sana in corpore sano”, siamo sempre alla ricerca di una soluzione semplice che risolva i nostri problemi. Il nostro è un organismo complesso, sensibile e fragile che, per “funzionare bene” va conosciuto, curato e vissuto con consapevolezza.

Ogni condizione nella quale compare un disagio psicologico è caratterizzata da ansia o depressione influenza direttamente le funzioni di base (alimentazione, digestione, sonno, sessualità, svuotamento intestinale). Il nostro corpo reagisce immediatamente ai nostri malesseri mentali così come il nostro funzionamento emotivo e cognitivo è influenzato dallo stato fisico (dolore, disabilità, spossatezza, ecc.). Pensieri ed emozioni non sono circoscritti al cervello, ma influenzano direttamente il nostro corpo attraverso il sistema nervoso autonomo e canali specifici come il nervo vago descritto dalla teoria polivagale di Porges o il sistema nervoso enterico e allo stesso modo un’alterazione del corpo (dolore, stipsi, difficoltà digestive, ecc.) influenzano la condizione emotiva e i pensieri. Il microbiota intestinale risente del nostro stile di vita e delle nostre emozioni (come mangiamo ecc.).

Un aspetto del suo lavoro riguarda l’influenza del benessere sociale sulla salute intestinale. Come possono le nostre relazioni interpersonali tradursi in cambiamenti biochimici del nostro sistema digerente?

Entrare in contatto con gli altri è un atto comunicativo. La comunicazione principale e più efficace è quella che avviene a livello non verbale, coinvolge il corpo, la voce, lo sguardo, la prossemica e per una gran parte esula dal nostro controllo e risponde a domande quali “come sto in questo momento”, “quanto mi sento a mio agio”, “che tipo di pericolo posso correre”, qual è la via di fuga più accessibile”. Il livello emozionale è, insomma, centrale nelle relazioni interpersonali e le emozioni si vivono con il corpo tramite del sistema nervoso autonomo e del nervo vago.

La teoria polivagale di Stephen Porges segnala che le emozioni negative non elaborate, contenute e mentalizzate, mantengono il sistema nervoso autonomo in uno stato di attivazione o di difesa cronico (iper/ipo arousal) con conseguenti danni psicobiologici a sfavore degli organi più vulnerabili e della salute mentale. Diversi studi evidenziano per esempio che i pazienti che presentano problemi di stitichezza hanno un maggiore disagio psicosociale sulle scale di valutazione rispetto a quelli con transito normale.

Quali sono i pilastri per mantenere un microbiota sano? Esistono segnali che il nostro corpo invia quando l’asse intestino cervello è fuori sincrono?

Il microbiota è composto da trilioni di microbi che differiscono enormemente per qualità e quantità. Ogni individuo sviluppa nel tempo una flora batterica intestinale con specifiche caratteristiche, dipendenti anche dall’età e dalla fase di vita, come se si trattasse di una vera e propria identità digitale unica. Una corretta composizione del microbiota favorisce lo stato di salute e di benessere dell’organismo e viene definita eubiosi intestinale.

La sua alterazione, invece, promuove l’infiammazione ed è nota come disbiosi intestinale, termine generico utilizzato per indicare l’alterazione della flora intestinale che perde batteri “buoni” (simbionti e commensali) a favore di specie pro infiammatorie o potenzialmente patogene (patobionti). L’esposizione a fattori quali dieta scorretta, stress, invecchiamento, antibiotici, può portare ad una disbiosi su cui si potrebbe intervenire con una terapia specifica (probiotica, nutrizionale, fitoterapica, farmacologica) capace di ridurre il contributo che la disbiosi apporta alla patologia stessa del paziente.

Al di là di patologie croniche come il Morbo di Crohn o la colite ulcerosa, alterazioni della funzionalità digestiva, del ritmo sonno-veglia e dello stile alimentare possono rappresentare dei segnali affidabili di un’alterazione da osservare e comprendere. Dati questi segnali, i pilastri per un microbiota sano sono gli stessi di una buona qualità della vita: sana alimentazione, regolarità nel ritmo sonno-veglia, attività motoria, adeguate strategie di gestione dello stress.

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presentazione del libro “Obecity”

Il suo libro Obecity affronta l’obesità non solo come un problema di chili, ma come una questione di consapevolezza. Come possiamo difenderci da un ambiente urbano che sembra progettato per spingerci verso stili di vita non sani?

Con “Obecity” ho provato a raccontare l’obesità come se fosse una città da esplorare, ho provato a spiegare la complessità di una condizione che impatta sul corpo, sulla mente e sulle relazioni e rappresenta una vera e propria epidemia per i costi sanitari e sociali che determina.

Tutti gli studi che ho considerato indicano che più il “modello occidentale” caratterizzato da consumismo, urbanizzazione, sedentarietà penetra in una cultura attraverso specifici modelli di consumo, più aumenta il tasso di obesità, soprattutto nella popolazione under 18.

Quello che ho voluto mettere in luce è che l’ambiente non spinge all’obesità, spinge gli individui a comprare e induce comportamenti di fidelizzazione. Se ci pensiamo bene, ci accorgiamo che siamo spinti all’acquisto non di ciò che ci fa bene o ci serve realmente, ma di ciò che ci emoziona, che ci attrae e che ci può dare un’illusione di felicità, e se questo meccanismo lo applichiamo al cibo, l’obesità è una delle conseguenze possibili.

Come si può cambiare il modo in cui raccontiamo l’obesità? È possibile sdoganare questo tema senza cadere nei pregiudizi?

Il modo di raccontare l’obesità sta cambiando velocemente. Dopo anni di pregiudizi stiamo assistendo ad un progressivo cambiamento del modo di descrivere chi non presenta un corpo conforme. L’attenzione al fenomeno del bullismo e dello stigma ha reso la popolazione, soprattutto quella giovane, più consapevole delle fragilità proprie e altrui, anche se molto resta da fare.

Da specialista credo sia importante ricordare che l’obesità è una malattia cronica e recidivante, non è una scelta o un difetto. È una vera e propria patologia che ha un’eziologia complessa, genetica, organica, psicologica, ambientale e comportamentale e pertanto va curata. Troppo spesso il paziente affetto da obesità è stato trattato da colpevole della propria condizione e gli sono state offerte soluzioni parziali e colpevolizzanti. Per uscire dai pregiudizi bisogna aiutare il paziente a riconoscersi come una persona che presenta un problema specifico, l’obesità, che va riconosciuto e gestito in maniera specialistica.

Lei unisce dati clinici a una visione umana del paziente. Come vede l’evoluzione della medicina nel trattamento dei disturbi metabolici e psicologici nei prossimi anni?

La medicina sta andando verso soluzioni sempre più personalizzate, cucite addosso al paziente, alla sua storia, al suo contesto di vita, alle sue potenzialità. Il ruolo della variabile psicologica, della correlazione tra corpo e mente, si sta rivelando sempre più importante nella gestione delle malattie croniche e delle disabilità poiché un paziente consapevole e collaborante rappresenta un fattore fondamentale negli esiti dei percorsi di cura. La collaborazione tra specialisti di diverse discipline rappresenta la via per la gestione delle patologie complesse poiché il cambiamento a lungo termine dello stile di vita rappresenta un innegabile fattore protettivo.

 

Federica Biffi

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