Tecnologie mini-invasive, approccio multidisciplinare e centralità del paziente: il modello dell’Heart Valve Center raccontato dal suo responsabile, Fausto Castriota.
Innovazione tecnologica e integrazione delle competenze stanno rivoluzionando il modo di curare le malattie cardiovascolari. Un esempio è l’Heart Valve Center al Maria Cecilia Hospital, struttura del gruppo Gvm Care & Research situata a Cotignola, in provincia di Ravenna. Fausto Castriota, cardiologo interventista e responsabile del centro, racconta l’esperienza dell’Heart Valve Center, un modello basato sul lavoro di squadra e su una visione a 360 gradi del paziente. Dalla gestione delle patologie più diffuse all’importanza della prevenzione, fino alle prospettive aperte da intelligenza artificiale, dispositivi avanzati e tecniche sempre meno invasive, emerge il quadro di una medicina in continua evoluzione, capace di affrontare anche i quadri clinici più complessi.
Quali sono stati i momenti più importanti della sua formazione e della sua carriera?
Negli anni Novanta ho fatto una scelta che, per l’epoca, era piuttosto inusuale: integrare competenze diverse, in particolare nell’ambito dell’interventistica. Allora le specializzazioni erano nettamente separate: il cardiologo si occupava delle coronarie, mentre il radiologo del resto del sistema cardiovascolare. Io ero convinto che questa divisione rappresentasse un limite e che fosse necessario unire le competenze, sia sul piano operativo sia su quello diagnostico.

Prof. Castriota
Da qui la decisione di ampliare la mia formazione anche in ambito radiologico e l’opportunità di trascorrere un periodo negli Stati Uniti, in Arizona, dove mi sono specializzato nelle metodiche cardiovascolari più avanzate. Questa esperienza mi ha permesso di sviluppare una visione completa della patologia vascolare.
Tra i momenti più significativi della mia carriera c’è la realizzazione, in Italia, di uno dei primi interventi al mondo sulla carotide per via radiale, utilizzando una tecnica tipicamente cardiologica. È stato un passaggio importante, perché ha dimostrato concretamente il valore dell’integrazione tra discipline diverse.
Di cosa si occupa a Maria Cecilia Hospital?
Attualmente sono coordinatore dell’Heart Valve Center e responsabile della cardiologia interventistica. Il centro è strutturato secondo le linee guida europee e rappresenta un modello organizzativo basato sulla sinergia clinica del team. Al suo interno operano cardiologi interventisti, cardiologi clinici, specialisti di imaging, che si occupano di ecocardiografia, TAC e risonanza, insieme a cardiochirurghi, chirurghi vascolari e anestesisti dedicati. Questa integrazione consente di affrontare ogni caso con una visione completa, condividendo le decisioni in modo collegiale.
La mia attività si concentra sulle procedure di cardiologia interventistica. Vale a dire su tutti quegli interventi che permettono di trattare le patologie cardiovascolari in modo mininvasivo: dal trattamento delle carotidi e delle arterie periferiche fino all’impianto e alla riparazione delle valvole cardiache. L’efficacia del percorso di cura sta proprio nella presenza di tutte le competenze, inclusa la cardiochirurgia, che consente una gestione globale e sicura del paziente.
Quali sono le patologie cardiache più diffuse oggi? Come si possono prevenire?
Le patologie più diffuse restano quelle coronariche. Negli ultimi anni la mortalità per infarto miocardico si è ridotta grazie a una rete cardiologica molto efficiente e a una maggiore attenzione alla prevenzione, ma le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare una delle principali cause di morte nei Paesi occidentali.

Prof. Castriota
Alla malattia coronarica si associano spesso altre condizioni, soprattutto nei pazienti diabetici. Tra queste, la patologia carotidea, che può evolvere verso l’ictus e che, in presenza di stenosi significative, richiede un trattamento anche in ottica preventiva, e la malattia vascolare periferica, che può compromettere seriamente la qualità di vita fino a determinare quadri di ischemia critica degli arti inferiori, spesso trattati con approcci combinati chirurgici ed endovascolari. Queste patologie possono coinvolgere valvola aortica, mitrale, tricuspide: ci sono interventi mininvasivi anche per le altre valvole (MitraClip e TriClip).
Un capitolo sempre più rilevante è quello legato all’invecchiamento della popolazione. L’aumento dell’età media comporta una maggiore incidenza di patologie valvolari, in particolare la stenosi aortica, dovuta alla calcificazione della valvola, e le patologie della valvola mitrale, spesso di natura degenerativa. Oggi, grazie a tecniche mininvasive come la TAVI (procedura di cardiologia interventistica che consente di sostituire la valvola aortica malata senza ricorrere alla chirurgia a cuore aperto) è possibile intervenire anche su pazienti molto anziani, offrendo soluzioni che fino a pochi anni fa erano impensabili.
La prevenzione si basa su pilastri clinici fondamentali: evitare il fumo, adottare corrette abitudini alimentari, mantenere uno stile di vita attivo e controllare i principali fattori di rischio, come ipercolesterolemia e ipertensione arteriosa. Il sistema cardiovascolare è infatti progettato per una vita in movimento e risente fortemente della sedentarietà e degli stili di vita non corretti.
Recentemente ha operato una paziente affetta da sindrome di Down. Come ci si approccia ad una persona con questo tipo di disabilità?
Le persone con sindrome di Down, soprattutto in età adulta, rientrano spesso nel gruppo dei pazienti con cardiopatie congenite dell’adulto. Dal punto di vista clinico, l’approccio non cambia in modo sostanziale: si tratta di pazienti adulti, anche se con caratteristiche anatomiche che li rendono più delicati. L’aspetto più importante riguarda il rapporto umano.

Maria Cecilia Hospital a Cotignola (Ra)
È fondamentale instaurare una relazione diretta, chiara e autentica, spesso mediata dalla famiglia. Sono persone che hanno bisogno di comprendere ciò che accade in modo semplice, senza eccessivi formalismi, costruendo un rapporto di fiducia solido. Nel caso specifico, la paziente presentava una situazione estremamente complessa ed era stata considerata non più trattabile con le tecniche tradizionali. È stato quindi eseguito un intervento innovativo di tipo “valve in valve” su una valvola tricuspide, una procedura molto rara a livello internazionale e successivamente pubblicata. L’esperienza ha messo in evidenza quanto sia importante l’empatia, ma anche la centralità dell’alleanza terapeutica e della fiducia reciproca nella relazione medico-paziente.
Che ruolo ha la tecnologia nella cardiologia interventistica?
La tecnologia ha avuto un impatto decisivo, soprattutto negli ultimi anni. Uno degli aspetti più evidenti è la progressiva miniaturizzazione degli strumenti, che ha reso gli interventi sempre meno invasivi. Questo ha portato a una significativa riduzione dei tempi di degenza, con dimissioni che spesso avvengono nell’arco di uno o due giorni. Parallelamente, si sono evolute in modo significativo le tecniche diagnostiche e la pianificazione degli interventi. L’imaging avanzato, insieme alle prime applicazioni dell’intelligenza artificiale, sta rendendo sempre più rapida e precisa l’analisi degli esami e la preparazione delle procedure.
Un ulteriore sviluppo è rappresentato dalla stampa 3D, che consente di ricostruire modelli realistici del cuore del paziente, offrendo la possibilità di studiare e simulare l’intervento prima di eseguirlo. Tutto questo permette di aumentare la sicurezza delle procedure e di estendere le possibilità di trattamento anche a pazienti molto anziani o con condizioni cliniche complesse.

Maria Cecilia Hospital a Cotignola (Ra)
Su cosa si sta concentrando oggi la ricerca nel settore della cardiologia interventistica?
La ricerca si sta sviluppando lungo due direttrici principali. Da un lato, l’innovazione tecnologica, con lo sviluppo di nuovi dispositivi che permettono di trattare le patologie cardiovascolari in modo sempre meno invasivo, riducendo progressivamente il ricorso alla chirurgia tradizionale. In questo ambito rientrano anche tecniche avanzate che consentono di intervenire a cuore battente, come nel caso degli anelli per la riparazione valvolare impiantabili tramite catetere.
Dall’altro lato, esiste un forte impegno sul fronte della prevenzione e della terapia medica. La ricerca sta approfondendo il ruolo dei fattori infiammatori, del metabolismo e dei lipidi nello sviluppo delle malattie cardiovascolari, mentre la farmacologia ha compiuto progressi molto rilevanti nel trattamento e nella riduzione del rischio. L’obiettivo è duplice: migliorare la prevenzione per ridurre l’incidenza delle patologie e, quando queste si manifestano, disporre di strumenti sempre più efficaci e meno invasivi per trattarle.

