19 Aprile 2026, 16:02
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Disturbi del neurosviluppo e salute mentale: l’intestino è al centro degli studi

di Francesca Albergo
COVER_Un momento del convegno presso la Fondazione Ebris
L’intestino influenza profondamente il cervello e i comportamenti umani, con possibili ricadute su ansia, depressione, alterazioni dell’umore e disturbi dell’appetito. Se ne è parlato all’evento di Fondazione EBRIS “Gut-brain axis e neurosviluppo: tra innovazione e sfide in campo clinico”.

 

Disturbi del neurosviluppo, depressione, asse intestino-cervello. Di questo si è discusso durante “Gut-brain axis e neurosviluppo: tra innovazione e sfide in campo clinico”, l’evento che si è tenuto a Salerno presso la Fondazione EBRIS. L’ente, impegnato nella ricerca biomedica e nella traduzione clinica delle più recenti scoperte sull’asse intestino-cervello, ha ospitato oltre 100 persone tra studiosi, clinici e ricercatori provenienti da tutta Italia e dall’estero. L’iniziativa è stata moderata dalla giornalista de “Il Mattino” Giovanna Di Giorgio.

INTERNA_Fasano, Di Giorgio, Corrivetti

Da sinistra Alessio Fasano, Giovanna di Giorgio e Giulio Corrivetti

L’intestino influenza il cervello

Ad aprire la giornata il Presidente della Fondazione EBRIS e docente alla Harvard Medical School, Alessio Fasano, e Giulio Corrivetti, Vicepresidente della Fondazione EBRIS e Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Salerno. Il primo ha spiegato che l’intestino influenza profondamente il cervello e i comportamenti umani in genere, con possibili conseguenze su ansia, depressione, alterazioni dell’umore e disturbi dell’appetito. 

Corrivetti, invece, ha sottolineato l’importanza di un dialogo costante tra ricerca avanzata e pratica clinica quotidiana, rimarcando anche il sostegno della Commissione europea nel finanziare alcuni progetti come GEMMA (acronimo di Genoma, Environment, Microbiome e Metabolome in Autism) e OPADE (che vuole ottimizzare e prevedere l’efficacia degli antidepressivi). Anche Pierluigi Pastore e Antonio Giorgi, ai vertici di Medinok, azienda attiva in diversi settori dell’impiantistica, hanno commentato l’importanza della collaborazione fra realtà imprenditoriali e scientifiche. 

L’azienda ha infatti avviato nel 2019, in collaborazione con la Fondazione, il progetto GEMMA. Durante il convegno, Pastore ha espresso soddisfazione per il coinvolgimento in un progetto che promuove un modello di innovazione condivisa; Giorgi, invece, ne ha mostrato gli ultimi sviluppi, fra cui l’attrazione di nuovi sponsor per valorizzare i risultati ottenuti, nonché l’adozione dell’analisi multiomica (cioè l’analisi integrale e completa ottenuta dall’insieme dei risultati di tecniche come la genomica, trascrittomica, proteomica, glicomica, metabolomica, epigenomica) come strumento chiave per comprendere e trattare i disturbi neuropsichiatrici in modo sempre più preciso e personalizzato.

INTERNA1_EBRIS

Photo: Pexels / Pavel Danilyuk

Prevenire i disturbi del neurosviluppo

Tra i dati più allarmanti emersi, c’è quello riportato da Andrea Fiorillo, Professore dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli: negli ultimi 10 anni i casi di suicidio tra i giovani sono aumentati del 150%. Fra le cause, secondo il docente, vi è anche l’isolamento dovuto alla pandemia, per questo ha ribadito l’urgenza di approcci preventivi e personalizzati, basati su dati clinici e biologici integrati.

Altro tema affrontato durante il convegno, è quello dei disturbi del neurosviluppo. Sulla questione si è soffermato il professor Stefano Vicari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, riportando alcuni dati: negli Anni 70, gli studi evidenziavano 1 caso ogni 10mila, ora invece si è passati a una media di 1 su 100, con picchi di 1 su 36 negli Usa. Vicari ha esortato dunque a puntare su una ricerca scientifica, che tenga conto anche di fattori ambientali, genetici e alimentari.

Sull’argomento si è espressa anche la professoressa Marianna Crispino dell’Università di Napoli Federico II, che ha parlato del ruolo della plasticità sinaptica e di come le alterazioni nella comunicazione neuronale rappresentino sovente la base dei disturbi del neurosviluppo. Per costruire modelli terapeutici efficaci, secondo Crispino, è fondamentale comprendere questi meccanismi.

Nicola Segata, Professore dell’Università di Trento, si è invece concentrato sul passaggio del microbiota dalla madre al bambino che, ha illustrato, nei primi mille giorni di vita può influenzare in maniera significativa lo sviluppo neurologico dei neonati. L’incontro è proseguito con l’intervento del professor Antonio Vita dell’Università di Brescia, riguardo le prospettive offerte dalle attività procognitive. Vita ha chiarito come il miglioramento delle funzioni cognitive dipenda dalla sinergia tra biologia, psicologia e clinica, confermando l’importanza di specifici trattamenti, anche non farmacologici, attualmente in fase di studio.

 

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Il ruolo della Commissione europea

Sempre in tema di neurosviluppo, il già citato progetto GEMMA, finanziato dalla Commissione europea, è stato al centro dell’intervento del dottor Dario Siniscalco dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”. Siniscalco ha raccontato che, tramite la collaborazione con 15 laboratori internazionali, il progetto utilizza una combinazione di analisi genetica, studio del microbioma e dati clinici per identificare biomarcatori predittivi e sviluppare strategie personalizzate nella prevenzione e trattamento dell’autismo.

Attualmente, nel nostro Paese, sono state coinvolte più di 60 famiglie: i primi dati mostrano un’incidenza del 5% tra i fratelli di bambini già diagnosticati, confermando la necessità di un intervento precoce e mirato. Il dottor Corrado Vecchi, responsabile Intelligenza Artificiale EBRIS, con Antonio Giorgi, ha mostrato come questi dati raccolti da campioni biologici, siano poi analizzati con tecnologie avanzate, per essere successivamente integrati con strumenti informatici e di Intelligenza Artificiale. 

Infine, la dottoressa Alessandra Marenna, responsabile Microbioma EBRIS, ha illustrato OPADE, il progetto europeo coordinato dalla Fondazione, che utilizza l’approccio multiomico per identificare precocemente il rischio di sviluppare disturbi depressivi. Il convegno è terminato con la tavola rotonda «Gut-brain axis, neurosviluppo e multiomica: come tradurre le nuove scoperte in ambito clinico?» durante la quale esperti e clinici hanno discusso le sfide e le opportunità nell’applicazione delle scoperte scientifiche alla pratica clinica. I numerosi spunti emersi dalla giornata hanno rimarcato il ruolo centrale dell’asse intestino-cervello in campo medico. L’obiettivo ora è di tradurre le scoperte scientifiche in strumenti clinici concreti. 

Francesca Albergo

Nella cover, un momento del convegno presso la Fondazione Ebris (photo: Ufficio Stampa)

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