17 Settembre 2026, 2:40
17 Settembre 2026, 2:40
Home » Malattie epatiche, due nuovi percorsi per la diagnosi precoce

Malattie epatiche, due nuovi percorsi per la diagnosi precoce

di Annarita Cacciamani
pixabay annett_klingner-blood-sample-6200011
Dalla riutilizzazione dei campioni di sangue già prelevati al Policlinico di Milano fino ai test rapidi nelle RSA di Napoli: l’Italia punta su strategie innovative per intercettare epatiti e patologie del fegato prima che si manifestino i sintomi.

In Italia le epatiti virali e le malattie del fegato rappresentano ancora un’importante sfida per la salute pubblica. Questo accade soprattutto a causa della loro spiccata tendenza a rimanere asintomatiche per lungo tempo.

Pertanto, intercettare precocemente le infezioni è diventato oggi un obiettivo cruciale. Per l’epatite C, infatti, le terapie antivirali ad azione diretta garantiscono tassi di guarigione superiori al 95%. Allo stesso modo, per l’epatite B e per l’epatite Delta esistono trattamenti in grado di bloccare la replicazione virale o di contenere il rischio di complicanze, come l’uso di bulevirtide. Proprio per contrastare il fenomeno della mancata diagnosi, due centri universitari d’eccellenza hanno avviato interventi mirati.

Il progetto “Basta una goccia” al Policlinico di Milano

Al Policlinico di Milano un campione di sangue già raccolto durante il ricovero può diventare uno strumento per cercare alcune malattie del fegato. È il principio del progetto “Basta una goccia”, coordinato dall’epatologa Roberta D’Ambrosio, che utilizza le provette già disponibili nei reparti di degenza per effettuare ulteriori accertamenti, senza sottoporre il paziente maggiorenne a un nuovo prelievo.

Il primo gruppo di test riguarda l’epatite C attraverso la ricerca degli anticorpi contro il virus: un’eventuale positività indica il contatto con l’infezione ma, per verificare se sia ancora attiva, il laboratorio procede direttamente con la ricerca dell’HCV-RNA, il materiale genetico del virus. Per l’epatite B viene invece ricercato l’antigene di superficie (HBsAg) e, in caso di riscontro positivo, si cercano gli anticorpi contro l’epatite Delta ed eventualmente il relativo materiale genetico (HDV-RNA). Il programma comprende anche la colangite biliare primitiva, una malattia autoimmune del fegato: in questo caso si cercano specifici autoanticorpi e, se presenti, si valuta il livello dell’enzima fosfatasi alcalina per approfondire il quadro.

Il risultato dello screening non coincide con una diagnosi immediata. In caso di positività, gli epatologi del Policlinico contattano il paziente per gli ulteriori accertamenti e per l’eventuale avvio del percorso di cura.

A Napoli lo screening arriva nelle RSA

pexels-cristian-rojas-8460340

Photo: Pexels / Cristian Rojas

Un’altra iniziativa recente è stata promossa dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria Federico II di Napoli con l’avvio di “Progetto Sereno”, un programma di screening per epatite B e C rivolto agli over 65 ospiti delle RSA e delle strutture riabilitative. Il progetto è coordinato scientificamente dal Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia dell’Università Federico II, sotto la responsabilità di Ivan Gentile, ordinario di Malattie Infettive e direttore del Dipartimento.

Lo screening viene effettuato direttamente all’interno delle strutture attraverso un test capillare a risposta rapida eseguito con un semplice pungidito. L’esame è gratuito e può essere eseguito in forma anonima. In caso di positività preliminare, il protocollo prevede la conferma attraverso un prelievo venoso di sangue in ospedale e l’avvio ai percorsi clinici dedicati.

 

Annarita Cacciamani

Photo cover: Pixabay / Annett Klingner

Ti potrebbe piacere

Lascia un commento