17 Maggio 2026, 17:42
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Facoltà di medicina: stop ai test di ingresso

di Veronica Rossetti
COVER-TEST MEDICINA
La Riforma caldeggiata dalla ministra Anna Maria Bernini è legge. Dal prossimo anno accademico via libera in Italia al semestre di Medicina e Odontoiatria aperto senza test, con esami nazionali a fine percorso: nuova graduatoria di merito, doppia iscrizione e fondi per accompagnare la transizione. Ma restano da chiarire alcuni aspetti.

 

Per intere generazioni, il test di ingresso per accedere ai corsi di laurea magistrale in Medicina e chirurgia, in Odontoiatria e protesi dentaria e in Medicina veterinaria ha rappresentato in Italia non solo un deterrente, ma una vera e propria barriera che spesso ha generato anche una notevole quantità di ricorsi al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale). Dallo scorso 14 marzo, questo iter di selezione viene accantonato definitivamente, con l’introduzione di un nuovo criterio che consentirà l’accesso libero a queste facoltà.

Per acquisire lo status di persona iscritta a pieno titolo nei corsi di Medicina, infatti, sarà necessario aver superato gli esami previsti per il primo semestre e risultare inseriti nella graduatoria nazionale di merito: chi non rientrerà tra coloro ammessi al secondo semestre potrà utilizzare i crediti formativi acquisiti per proseguire un percorso accademico alternativo, evitando così di perdere l’intero anno.

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Photo: Pexels / kaboompics.com

Puntare sul merito

L’obiettivo della riforma è, secondo il Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, eliminare la pletora di corsi di preparazione privati e costosi che finora hanno condizionato l’accesso a Medicina sulla base delle possibilità economiche anziché del merito, contribuendo inoltre a contrastare la carenza di personale medico.

Il decreto attuativo, firmato a fine maggio e pubblicato il 4 giugno, ha ulteriormente definito i contorni della riforma: il semestre aperto prevede 18 crediti formativi universitari (CFU) su discipline di base come chimica, fisica e biologia. Al termine, tutte le persone iscritte dovranno affrontare tre esami nazionali standardizzati (uno per ciascuna disciplina), composti da domande a risposta multipla e a completamento, che determineranno il punteggio utile per l’ammissione secondo graduatoria. Sarà possibile ripetere il semestre aperto fino a tre volte, anche non consecutive.

Inoltre, per facilitare la transizione e offrire una concreta seconda opzione, è prevista la doppia iscrizione: ogni partecipante dovrà iscriversi anche a un corso di area affine, così da poter proseguire il percorso formativo nel caso non si passasse al secondo semestre di Medicina.

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Photo: Pexels / kaboompics.com

Gli investimenti e gli strumenti per gestire la transizione

L’introduzione di questo nuovo criterio di selezione necessita di investimenti specifici per accompagnare una transizione tutt’altro che semplice, che coinvolge complessivamente 47 atenei. Nel merito, il Governo intende stanziare 3 milioni di euro all’anno destinati al Consorzio Interuniversitario Cineca per realizzare e gestire gli interventi tecnologici e logistici necessari, tra cui la nuova piattaforma informatica che dovrà gestire le iscrizioni e la successiva valutazione delle prove a livello nazionale.

Una volta a regime, la riforma dovrebbe consentire la formazione di circa 30mila nuovi medici e mediche nei prossimi sette anni, con il necessario supporto alle Università per garantire un percorso formativo di qualità e contribuire così a rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale. Ci sono però alcuni aspetti da chiarire: quali saranno con esattezza le materie oggetto degli esami del primo semestre e quali modalità verranno adottate per lo svolgimento delle prove — se test, quiz o altre soluzioni idonee a garantire la certificabilità delle competenze.

Le nuove linee guida ministeriali parlano di prove uniformi su scala nazionale, ma l’attuazione pratica nei singoli atenei è ancora in fase di definizione. Nel frattempo, alcune associazioni professionali hanno espresso perplessità: il timore è che la possibilità della doppia iscrizione e l’utilizzo dei corsi affini come “ripiego” possano indebolire la percezione e la qualità delle professioni sanitarie diverse da quella medica.

Veronica Rossetti

Photo cover: Pexels / Gustavo Fring

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