La pandemia da Covid-19 ha causato danni duraturi al benessere psicologico della popolazione, con ripercussioni particolarmente gravi sui giovani. Questa fragilità ha portato a un preoccupante incremento dell’uso di farmaci e sostanze che si suppone migliorino le funzioni cognitive (smart drugs), una sfida significativa per la salute pubblica nei prossimi cinque anni in Italia e in Europa.
Nonostante la pandemia da Covid-19 sia ormai un ricordo lontano, gli effetti dell’isolamento sociale e dell’incertezza per il futuro causati da essa hanno accentuato problemi come ansia, depressione e stress. Molti italiani, in particolare i giovani, hanno provato a rifugiarsi nell’uso di sostanze psicoattive. Secondo l’ultimo rapporto dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), i farmaci del sistema nervoso centrale sono al quarto posto per consumi, con 97,8 dosi giornaliere ogni 1.000 abitanti e al sesto per spesa farmaceutica pubblica complessiva, pari a 2.061 milioni di euro, con una spesa pro capite del Servizio Sanitario Nazionale di circa 35 euro. Tra questi, l’impiego di antidepressivi è cresciuto in un anno del 4,2%. Per quanto riguarda gli ansiolitici, si stima che il 15-20% della popolazione adulta abbia utilizzato benzodiazepine almeno una volta nella vita. Questi farmaci si collocano tra quelli più frequentemente assunti senza una prescrizione medica.
Analizzando le fasce d’età, si osserva un incremento significativo tra i bambini e ragazzi dai 5 ai 14 anni: circa 1 su 100 riceve annualmente almeno una prescrizione di antidepressivi, antipsicotici o farmaci gabaergici.
Anche guardando ai dati contenuti nella Relazione al Parlamento 2024 del Dipartimento Politiche Antidroga, la situazione non migliora: circa 440mila studenti hanno assunto almeno uno psicofarmaco senza prescrizione nel corso della loro vita, con una prevalenza di ansiolitici benzodiazepinici. Inoltre, emerge un elevato consumo di tabacco e alcool, spesso secondo modelli di utilizzo diversificati. Secondo ulteriori dati riportati dall’Ansa a seguito del più recente Congresso nazionale della Sitd (Società italiana tossicodipendenze), 960mila giovani italiani tra i 15 e i 19 anni, pari al 39% di questa fascia d’età, hanno fatto uso di sostanze psicoattive illegali nel corso della loro vita. A questo si aggiungono 680mila studenti che hanno utilizzato smart drugs nell’ultimo anno.

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E in Europa? Il rapporto “Il futuro del monitoraggio delle droghe in Europa fino al 2030″ evidenzia come il fenomeno stia assumendo dimensioni preoccupanti anche a livello continentale, e dovrà essere tenuto sotto controllo da qui fino al 2030.
Smart drugs: i rischi nascosti
Tra le sostanze utilizzate impropriamente, rientrano le cosiddette “smart drugs”, o nootropi che promettono di migliorare capacità cognitive come memoria e concentrazione grazie a principi attivi di origine naturale o sintetica. Prodotti di questo genere sono particolarmente attraenti per studenti e giovani professionisti in cerca di prestazioni elevate.
Tuttavia, gli esperti avvertono che il loro uso, apparentemente innocuo, può causare gravi problemi di salute mentale, come disturbi della memoria, difficoltà di concentrazione e, nei casi più estremi, psicosi o alterazioni dell’umore. Il rischio di dipendenza è concreto, così come le conseguenze negative sulle relazioni personali e professionali. La facile reperibilità online contribuisce ulteriormente alla diffusione incontrollata di queste sostanze.
Prevenzione e supporto: un impegno collettivo
Affrontare l’aumento del consumo di farmaci e smart drugs richiede un intervento sistematico e collettivo. La prevenzione, come riporta il sito dell’AIFA, deve iniziare dall’educazione: scuole e università devono promuovere la consapevolezza sui rischi legati a queste sostanze, sfruttando campagne mirate soprattutto sui canali digitali, dove i giovani trascorrono gran parte del loro tempo. Un altro elemento cruciale è il potenziamento dei servizi di supporto psicologico. Offrire consulenza nelle scuole e nelle comunità, e promuovere strategie sane per la gestione dello stress, rappresenta una risposta fondamentale per prevenire comportamenti a rischio.

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Regolamentare meglio l’accesso a farmaci e alle smart drugs, inoltre, è essenziale per limitarne la diffusione. Ciò include il contrasto alle vendite online senza restrizioni e al traffico illegale. Parallelamente, le famiglie devono essere in grado di riconoscere segnali di disagio nei giovani e aprire un dialogo costruttivo, prevenendo così l’abuso di sostanze.
Un approccio olistico al benessere
Per ridurre il consumo di sostanze psicoattive, è necessario, infine, promuovere un benessere olistico. Attività come lo sport, la meditazione e la mindfulness possono offrire alternative valide per affrontare difficoltà psicologiche senza ricorrere a soluzioni dannose. Se la pandemia ha evidenziato le fragilità dei giovani, ha anche creato l’opportunità di ripensare le strategie per la salute mentale.
La sfida per il futuro consiste nel creare un ambiente sicuro e di supporto, dove i giovani possano affrontare le difficoltà senza compromettere la propria salute. Solo attraverso un impegno condiviso tra istituzioni, famiglie e comunità sarà possibile costruire un futuro in cui i giovani siano più consapevoli e preparati a gestire le sfide della vita.
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