La dottoressa Chiara Lanzillo, cardiologa, Responsabile Centro Ospedaliero Malattie Rare Cardiologia (COMR Cardiologia), dell’ospedale Santo Spirito di Roma, ha costruito la sua carriera intrecciando ascolto, clinica e tecnologie avanzate per migliorare la diagnosi precoce delle cardiomiopatie. E ora guarda al futuro con un approccio multidisciplinare.
Ci sono diagnosi che non arrivano, sintomi che sfuggono e pazienti che restano sospesi. È in questo spazio di incertezza che Chiara Lanzillo ha trovato la sua missione. Cardiologa Responsabile Centro Ospedaliero Malattie Rare Cardiologia (COMR Cardiologia) presso l’ospedale Santo Spirito di Roma, ha scelto di dedicarsi alle cardiomiopatie proprio per dare risposte a chi spesso ne è rimasto senza. Grazie all’uso mirato della risonanza magnetica e a un approccio clinico attento e integrato, ha saputo unire la medicina d’avanguardia con la capacità di ascolto.
Un impegno che ha trovato espressione anche nella co-direzione scientifica scientifica del congresso “Roma Cardiomiopatie”, responsabilità condivisa con altre Responsabili dei principali centri romani dedicati alla cura e allo studio delle cardiomiopatie. E’ proprio in occasione di tale Congresso che abbiamo avuto il piacere di intervistarla.
Cosa l’ha spinta a interessarsi alle cardiomiopatie?
Il mio interesse per le cardiomiopatie nasce dalla ricerca del dettaglio e dall’ascolto dei pazienti. Le loro storie spesso raccontavano di sintomi non compresi, ricoveri senza diagnosi e malattie non identificate e quindi non trattate. La passione per questo ambito è cresciuta grazie alla risonanza magnetica cardiaca, che mi ha permesso di “vedere oltre”: di identificare corrispondenze morfologiche, di trovare legami con l’elettrocardiogramma e di approfondire i diversi fenotipi clinici.
Qual è stata l’ispirazione principale dietro l’organizzazione di questo congresso?
Il Congresso è nato da questa passione condivisa e dal desiderio di affrontare un tema specifico e complesso rendendolo semplice e accessibile, in particolare per i colleghi più giovani. Volevamo trasmettere un messaggio innovativo di unità e condivisione, rompendo con le consuetudini del passato.
Quali innovazioni emergenti sperate di vedere applicate in questo settore nei prossimi anni?
Il mondo della cardiologia, e in particolare quello delle cardiomiopatie, sta evolvendo rapidamente. Le due grandi sfide attuali sono la diagnosi, resa possibile dalle conoscenze e dalle metodiche avanzate di oggi, e la terapia, che sta diventando sempre più una terapia di precisione. La crescente complessità della medicina e di alcune patologie rende ormai fondamentale l’interazione tra specialisti e un approccio multidisciplinare.
Si ritiene soddisfatta di questa prima edizione del congresso?
Questa prima edizione di “Roma Cardiomiopatie” è stata un successo, il risultato di un lungo lavoro collettivo basato sulla collaborazione e sulla creazione di una rete. Da questo progetto non può che nascere altro: siamo già pronti a guardare al futuro e a lavorare per una seconda edizione.
