20 Luglio 2024, 3:21
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Tecnologie avanzate e cellule staminali: il futuro della rigenerazione ossea

di Valentina Tafuri
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Intervista a Mario Cappellin, professore e direttore di cliniche dentali specializzate, che illustra l’uso pionieristico delle cellule staminali in odontoiatria. Questo metodo mini-invasivo promette tempi di guarigione più rapidi e maggiori successi nei trattamenti di rigenerazione ossea.

Mario R. Cappellin è direttore generale delle omonime cliniche dentali a Torino e Pinerolo, strutture specializzate in chirurgia implantare e rigenerativa ossea, attive nell’implementazione della tecnologia al fine di rendere gli interventi sicuri, veloci e mini-invasivi. In ambito accademico, è professore a contratto di Ergonomia e Discipline odontoiatriche all’Università di Modena e Reggio Emilia, nonché direttore del Master post-universitario PgO UCAM (Università cattolica di Murcia) in Chirurgia Implantare, Rigenerativa e Implantoprotesi.

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Cosa sono le cellule staminali e che applicazione trovano in ambito odontoiatrico?

Le cellule progenitrici, anche chiamate staminali, sono state studiate e applicate in campo odontoiatrico solo negli ultimi 15 anni, grazie al lavoro di dottori D’Aquino e Graziano, che le hanno inizialmente applicate in ambito odontoiatrico, ampliando poi l’utilizzo a diverse altre specialità mediche in cui è necessario rigenerare dei tessuti danneggiati o mancanti (per esempio ulcere, ustioni, rigenerazioni ossee). L’applicazione in ambito odontoiatrico è particolarmente semplice perché nel cavo orale ci sono molti tessuti ricchi di cellule progenitrici, facili da prelevare: bisogna anzitutto comprendere che un millimetro quadrato di tessuto contiene molte migliaia di cellule e quindi il prelievo risulta davvero di invasività trascurabile; il tessuto prelevato viene poi inserito in un filtro brevettato che con una rotazione “seleziona” solo le cellule più piccole, appunto le staminali progenitrici, scartando le altre. A questo punto si ottiene un liquido in cui sono immerse queste cellule, che vengono aggiunte a materiali rigenerativi come collagene o sostituti ossei, in modo che le cellule progenitrici fungano da stimolo per la formazione di nuovi vasi sanguigni e per una rigenerazione accelerata dei tessuti.

In base a quali parametri si ricorre alla metodica delle staminali?

La metodica è assolutamente mini invasiva, ma ha costi più elevati, quindi solitamente si riserva a rigenerazioni ossee più grandi, quando la velocità di maturazione dei tessuti diventa un grande vantaggio perché mette al riparo da possibili riassorbimenti o peggio infezioni tardive degli innesti ossei.
In questo senso la maggiore spesa è ampiamente compensata dalla maggior velocità del processo di guarigione: nei casi più comuni e “piccoli” di rigenerazioni ossee, le metodiche tradizionali offrono già ottimi risultati e quindi un aumento dei costi per introdurre le staminali appare meno giustificabile.
Se comunque il paziente lo desidera, è una metodica utilizzabile in tutti i casi di rigenerativa, perché non ha alcun effetto collaterale, essendo le cellule ricavate dallo stesso paziente e quindi non potendo creare fenomeni di rigetto o allergie.

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La tecnica da lei utilizzata è diffusa in Italia? Per usarla è necessaria una specializzazione o apparecchiature particolari?

La tecnica è ancora relativamente poco diffusa, perché in assoluto non sono molte le strutture dentistiche che si occupano di grandi rigenerazioni ossee e fra queste, ancora meno quelle che usano le cellule progenitrici.
Per l’applicazione è necessario dotarsi delle apparecchiature che filtrano queste cellule e naturalmente seguire un percorso di formazione nell’utilizzo, quindi si tratta di una tecnica alla portata di tutti i chirurghi con esperienza nelle rigenerative ossee.

 

Valentina Tafuri

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