19 Gennaio 2026, 13:06
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Cura del tumore al pancreas metastatico: novità grazie alla nanotecnologia

di Valentina Tafuri
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Il Dott. Michele Reni ci spiega le caratteristiche di questa patologia che recentemente ha visto l’autorizzazione alla rimborsabilità di un nuovo farmaco, l’irinotecano liposomiale pegilato (Nal-IRI), un’importante opportunità di trattamento.

Il tumore al pancreas è una patologia relativamente rara che colpisce 12 persone su 100mila,  in una fascia d’età generalmente compresa tra i 60 ed i 70 anni. È una delle neoplasie più aggressive e letali, a causa della difficoltà di giungere a una diagnosi precoce. I sintomi del tumore al pancreas infatti possono essere facilmente confusi con quelli di altre patologie e per questo si arriva spesso a diagnosi solo quando la malattia è già in fase avanzata, tanto che circa il 70-80% dei tumori non sono resecabili al momento della loro scoperta. Questi fattori lo rendono il tumore con minor tasso di sopravvivenza sia a un anno (34% nell’uomo e 37,4% nella donna) che a cinque anni (11% nell’uomo e 12% nella donna) dalla diagnosi. La sua incidenza è inoltre in continua crescita, tanto che entro il 2030 potrebbe diventare la seconda causa di morte per tumore. Michele Reni, Direttore del Programma Strategico di Coordinamento Clinico, Pancreas Center, IRCCS Ospedale S. Raffaele, Milano, ci spiega nel dettaglio le sue caratteristiche.

Quali sono i segnali di questa neoplasia?

Il tumore del pancreas è molto insidioso nella sua manifestazione clinica, poiché i sintomi che si manifestano all’esordio della malattia sono spesso atipici e aspecifici: possono insorgere per esempio bruciori, dolori o pesantezza a livello dello stomaco o dolori dorsali.

Trattandosi di sintomi comuni a patologie di grandissima frequenza, come gastriti, ulcere e mal di schiena è difficile focalizzare l’attenzione sul pancreas e spesso, anche il medico di medicina generale, fa fatica a diagnosticare questo tipo di neoplasia tanto più che la si considera una patologia rara.

In Italia, infatti, colpisce circa 15mila persone all’anno e pertanto non è comune che i medici di medicina generale la incontrino nella pratica clinica quotidiana.

Alcuni sintomi, quando presenti, possono aiutare ad orientare più facilmente verso la diagnosi di tumore del pancreas: tra questi troviamo la steatorrea, una forma di diarrea che è spesso all’origine di diverse sindromi da malassorbimento; una trombosi nelle vene di una gamba, un sintomo meno comune, ma che deve destare il sospetto di un tumore in assenza di un’altra spiegazione plausibile; o ancora un calo di peso non giustificato, un diabete che insorge improvvisamente in età adulta o un diabete già noto che peggiora improvvisamente.

Queste sono tutte condizioni che devono allertare il medico e spingerlo a prescrivere esami specialistici di approfondimento.

Una volta scoperta la malattia, qual è l’iter diagnostico-terapeutico da seguire, soprattutto nelle fasi avanzate?

 Quando si sospetta la presenza di un adenocarcinoma pancreatico, il primo esame da eseguire è l’ecografia. Può succedere però che l’ecografista non riesca a visualizzare bene il pancreas durante l’esame a causa del tessuto adiposo o di aria nell’intestino che possono mascherare la presenza dell’organo. Spesso succede infatti che l’ecografista indichi sul referto la dicitura “pancreas non valutabile” o “difficilmente valutabile”.

Per questo motivo è necessario procedere con ulteriori approfondimenti come la TAC con mezzo di contrasto, che permette di individuare la presenza o meno di metastasi in altri organi. Bisogna però sottolineare che, trattandosi di un tumore raro, non tutti i radiologi possiedono l’esperienza necessaria per riconoscerlo.

Una volta individuata la massa tumorale, è necessario effettuare la biopsia eseguita tramite l’impiego di un ago (agobiopsia o agoaspirato) posizionato direttamente nella presunta massa tumorale attraverso l’endoscopio sotto guida ecografica. Queste procedure diagnostiche ci permettono inoltre di individuare anche lo stadio della malattia. Per una corretta e tempestiva diagnosi è fondamentale rivolgersi ad un centro specializzato.

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Photo: iStock / BONNINSTUDIO

La complessità biologica del tumore del pancreas, l’alta specializzazione necessaria alle diverse figure mediche coinvolte richiede un approccio multidisciplinare e integrato nella diagnosi e nella cura di questa malattia. Il modello multidisciplinare trova la sua piena attuazione nelle Pancreas Unit, nuove strutture organizzative al cui interno sono presenti le figure professionali delle varie discipline che, in modo integrato, concorrono alle cure del paziente: oncologia, chirurgia, radiologia, ecoendoscopia, gastroenterologia, genetica, patologia, radioterapia, nutrizione, psicocologia, medicina palliativa e scienze infermieristiche.

La Regione Lombardia è la prima ad aver definito l’elenco delle strutture sanitarie pubbliche e private accreditate identificate quali Centri Hub e Centri Spoke della Rete regionale delle ‘Pancreas Unit’. Il modello a rete consente di avere centri diffusi sul territorio che garantiscono la diagnosi, i trattamenti oncologici, endoscopici e radioterapici di questa tipologia di tumori, nelle strutture indicate come ‘spoke’.

Quelle invece individuate come ‘Pancreas Unit Hub’ a decorrere dal 1° aprile 2024 sono le uniche a poter erogare a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) gli interventi di resezione di tumore del pancreas, concentrando così l’attività in centri altamente specializzati. L’organizzazione multidisciplinare della rete permetterà ai malati di seguire un percorso diagnostico-terapeutico assistenziale predefinito e integrato, erogato da centri con adeguate tecnologie, personale competente e con elevati volumi di trattamento.

Le cure attuali e future

Questo tumore viene trattato raramente e solo quando se diagnosticato in fase precoce, con l’asportazione chirurgica, con radio e chemio terapia e ora anche in Italia con terapia farmacologica. È stato infatti approvato da poco dall’AIFA alla rimborsabilità ed è disponibile in Italia l’irinotecano liposomiale pegilato (Nal-IRI), primo e unico farmaco approvato come trattamento di seconda linea per il tumore del pancreas in fase avanzata in associazione con 5-fluorouracile (5-FU) e leucovorin (LV).

Per superare il problema della difficoltà di distribuzione del farmaco all’interno delle cellule tumorali pancreatiche e così massimizzarne l’efficacia antitumorale, la terapia dell’irinotecano liposomiale pegilato (Nal-IRI), si basa sulla nanotecnologia liposomiale, cioè su vescicole lipidiche (liposomi) che contengono il principio attivo (irinotecano) e che si accumulano in modo preferenziale nel tessuto tumorale.

Qui i macrofagi assorbono i liposomi, liberando l’irinotecano, che si trasferirà nel nucleo delle cellule tumorali bloccandone la replicazione. Questa formulazione migliora sia la biodistribuzione del principio attivo che la stabilità e la farmacocinetica.

Un recente  studio registrativo globale di fase III ha evidenziato un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza mediana da 4,2 a 6,1 mesi grazie alla somministrazione di Nal-IRI rispetto al solo 5-FU/LV, con una riduzione del rischio di morte del 33%.

Il Nal-IRI a febbraio 2024 ha ricevuto anche una seconda approvazione, da parte della Food and Drug Administration statunitense (FDA), come trattamento di prima linea negli adulti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico sulla base dei risultati dello studio di fase III.

 

Valentina Tafuri

Photo cover: iStock / Natali_Mis

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