L’ergonomo posturale utilizza un metodo per misurare le alterazioni della postura delle persone e interviene per correggerle, servendosi di vari strumenti, scelti e utilizzati a seconda delle problematiche da risolvere.
Tiziano Pacini è un ergonomo posturale e ricercatore che da anni studia il modo in cui il corpo umano si adatta alla gravità e all’ambiente. Ha infatti sviluppato un metodo di analisi che mira a correggere le disarmonie posturali alla radice, intervenendo non solo sul movimento, ma anche sulle posture quotidiane, comprese quelle assunte durante il riposo notturno. Accanto all’attività clinica e di ricerca, è professore a contratto di Ergonomia Posturale presso il College Sport i Sdrave di Sofia e insegna presso il Collegio Toscano Periti Esperti Consulenti di Firenze. In questa intervista racconta come è nata la sua vocazione, quali sono i valori che guidano il suo metodo e perché dormire bene rappresenta, oggi più che mai, una vera forma di terapia.
Come è nata la sua vocazione?
Posso dire senza esagerare che l’Ergonomia Posturale è nata con me. Negli anni Novanta, quando lavoravo come tecnico ortopedico, mi chiedevo spesso: che senso ha intervenire solo su un segmento del corpo — un piede, una gamba, una schiena — senza considerare l’essere umano nella sua interezza? Da quei dubbi è iniziato tutto. Durante la mia laurea in Scienze Biologiche ho poi approfondito il rapporto tra la postura eretta e il movimento delle varie parti del corpo, cercando di capire come le disarmonie potessero essere corrette considerando la persona dalla testa ai piedi. Grazie ai primi baropodometri, strumenti che permettono di misurare i carichi posturali, ho cominciato a sviluppare un metodo di analisi e compensazione che ho chiamato “geometrie baricentriche”.

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Da lì sono nati gli studi di normalità e infine il protocollo BAE (Biomeccanico Antropometrico Ergonomico), che descrive come il corpo umano si adatta alla forza di gravità. È così che è nata la figura dell’Ergonomo Posturale, ufficialmente riconosciuta nel 2009 in Bulgaria, dove poi ho insegnato e diretto corsi di formazione. Nel 2015, con il mio dottorato all’Università Statale Angel Kanchev di Ruse, il metodo BAE è entrato nel percorso accademico e ha ottenuto il patrocinio dell’Università per tutti i miei corsi. Un riconoscimento che ha coronato anni di ricerca, studio e passione.
Qual è la sua mission e quali sono i suoi valori?
La mia mission principale è aiutare le persone a liberarsi dal dolore causato da posture scorrette, restituendo loro equilibrio e benessere. Molti problemi che oggi vengono trattati in ambito ortopedico — come dolori cervicali, lombari o articolari — potrebbero essere prevenuti con un corretto approccio ergonomico-posturale. Un secondo obiettivo che mi sta a cuore è rinnovare la mentalità clinica: convincere i professionisti e le professioniste a superare vecchi strumenti ortopedici, come i busti rigidi per bambini e adolescenti. I giovani devono crescere in armonia con il loro corpo e l’ambiente, non dentro schemi coercitivi che non hanno più basi scientifiche. Infine, credo nella formazione interdisciplinare: insegno a professionisti e professioniste dello sport, della riabilitazione e della salute come prevenire le scoliosi infantili e i disturbi posturali che da adulti diventano patologie croniche. I miei valori? Etica, innovazione e collaborazione. Solo unendo competenze diverse e mettendo al centro la persona si può fare vera prevenzione.
Quali soddisfazioni trae dalla sua professione?
Le più grandi soddisfazioni arrivano dalle persone che mi cercano dopo aver tentato di tutto. Chi arriva da me spesso ha già consultato specialisti di ogni tipo, ma senza risultati duraturi. Quando poi torna a vivere senza dolore, per me è la ricompensa più grande. E poi c’è la soddisfazione di aver creato un metodo che ispira professionisti e professioniste di diversi settori: medici, fisioterapisti, allenatori. Ogni volta che il mio lavoro apre nuove prospettive, sento di aver seminato bene.

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Come è composto il suo team?
Il mio team è formato da ergonomi posturali diplomati nei miei corsi, molti dei quali laureati in Scienze Motorie, dello Sport o in attività adattate. Condividiamo la stessa visione: lavorare in modo scientifico, ma umano, mettendo la persona al centro del processo di riequilibrio posturale.
Nella sua esperienza sono più le donne o gli uomini che si rivolgono a lei?
Sono soprattutto le donne a chiedere il mio intervento. Per motivi fisiologici — come la conformazione del bacino o i cambiamenti posturali legati a gravidanza e parto — ma anche per abitudini quotidiane (tacchi, posture scorrette, sport praticati in modo improprio). Questo non significa che gli uomini siano esenti, ma le donne pagano un prezzo più alto alle cattive posture della vita moderna.
Quanto è importante una corretta postura e da quali sintomi ci si accorge di avere assunto a lungo delle posture dannose per la salute?
Una postura corretta è quella ergonomica, cioè in equilibrio con l’ambiente in cui viviamo. Le tre posture principali — in piedi, seduti e sdraiati — devono tutte rispettare le nostre caratteristiche individuali. In posizione eretta, il mio metodo “BAE” e gli strumenti baropodometrici ci permettono di analizzare i carichi e correggere eventuali disarmonie. Da seduti, utilizziamo strumenti di “disaccoppiamento posturale” per alleviare le pressioni e migliorare la simmetria. Ma la vera novità riguarda la postura durante il sonno: per anni si è parlato di “materassi ergonomici”, ma mancava uno strumento scientifico capace di misurare le reali esigenze posturali individuali.

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Oggi, grazie a un dispositivo disponibile dal settembre 2025, possiamo finalmente farlo: questo strumento permette di personalizzare il materasso o il topper in base alla postura e alla morfologia di ciascuno, offrendo un riposo davvero su misura. Un passo avanti enorme per il benessere posturale quotidiano, perché — come dico spesso: «Dormire bene non è un lusso, è la prima forma di terapia».
