Un farmaco sperimentale promettente riaccende la speranza nella terapia di una delle forme più aggressive di cancro ai polmoni.
Un nuovo farmaco immunoterapico, il tarlatamab, sta facendo parlare di sé nella comunità scientifica per i risultati promettenti ottenuti contro il carcinoma polmonare a piccole cellule (Smal-Cell Lung Cancer), una delle neoplasie più aggressive e difficili da trattare.
Secondo i dati dello studio clinico di fase 3 DeLLphi-304, presentati al Congresso ASCO 2025 e pubblicati sul New England Journal of Medicine, l’impiego di questa molecola ha ridotto del 40% il rischio di morte, prolungando la sopravvivenza media dei pazienti da 8,3 a circa 14 mesi. Un risultato mai visto prima per una patologia in cui la prognosi è sempre stata misurata più in settimane che in mesi.

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Una tecnologia innovativa: per un tumore raro e aggressivo
Tarlatamab è una molecola definita “bispecifica”, appartenente alla piattaforma BiTE (Bispecific T-cell Engager). La sua azione si basa su un duplice meccanismo: da un lato attiva i linfociti T del sistema immunitario, dall’altro li indirizza con precisione contro una proteina bersaglio, la DLL3. Quest’ultima è espressa in modo anomalo in circa l’85% dei tumori a piccole cellule, ma è completamente assente nei tessuti sani, rendendola un bersaglio ideale per una terapia mirata.
È la prima volta che una molecola di questo tipo, già sperimentata con successo in ematologia, mostra un’efficacia concreta contro un tumore solido. Il carcinoma polmonare a piccole cellule rappresenta circa il 10-15% dei tumori polmonari, con una stima annuale di oltre 330mila nuovi casi nel mondo, circa 6mila dei quali solo in Italia. Si tratta di una neoplasia neuroendocrina che origina dai bronchi principali, nota per la sua rapida progressione e capacità metastatica precoce. Tra i principali fattori di rischio vi sono il fumo, l’esposizione a radiazioni e a sostanze cancerogene come amianto, silice e cromo. Il SCLC risponde inizialmente alla chemioterapia, ma recidiva spesso in tempi brevi e con poche opzioni terapeutiche disponibili.
Dallo studio clinico ai primi casi reali
Lo studio DeLLphi-304 ha coinvolto 509 pazienti già sottoposti a chemioterapia. Oltre al prolungamento della sopravvivenza, tarlatamab ha mostrato un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione (4,2 mesi contro 3,7) e un profilo di tollerabilità considerato buono. Alcuni effetti collaterali, come la sindrome da rilascio di citochine, sono stati osservati ma si sono rivelati gestibili nella pratica clinica.

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L’adozione di questa molecola nella pratica clinica richiederà competenze specifiche, monitoraggi accurati e un approccio multidisciplinare, ma la strada è ormai aperta. Nel 2024, questo farmaco antitumorale ha già ottenuto un’approvazione accelerata da parte dell’agenzia regolatoria statunitense per il suo profilo innovativo, ed è stato selezionato dal magazine Time tra le “invenzioni dell’anno”.
In Italia, intanto, iniziative come quelle promosse dall’Osservatorio Nazionale Amianto hanno attivato servizi di assistenza legale e sanitaria per le vittime del microcitoma polmonare, soprattutto nei casi correlati a esposizioni professionali a sostanze cancerogene. La sinergia tra innovazione scientifica e tutela dei diritti resta fondamentale per garantire a tutti l’accesso alle nuove opportunità terapeutiche.
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