Durante la stagione invernale, il freddo può accentuare i sintomi del disturbo. Luca Russo, ricercatore e docente in Ergonomia dell’Esercizio Fisico, condivide alcuni consigli pratici per affrontare le temperature più rigide, presenta nuovi approcci diagnostici e suggerisce alcuni accorgimenti per prevenire l’insorgenza della patologia del tunnel carpale.
Formicolio e intorpidimento della mano, dolore che può estendersi all’avambraccio e debolezza nella presa. Sono alcuni sintomi della sindrome del tunnel carpale, un disturbo che in Italia interessa circa il 4% della popolazione adulta, con una frequenza maggiore nelle donne tra i 40 e i 60 anni.

Se il disturbo tende a peggiorare durante la notte, anche il freddo «può accentuare i sintomi a causa della vasocostrizione, che può aumentare la compressione del nervo», spiega il professore Luca Russo, ricercatore di Metodi e Didattiche delle Attività Motorie presso l’Università Telematica eCampus e docente in Ergonomia dell’Esercizio Fisico. Per questo, precisa Russo, qualora si vogliano praticare sport invernali, «è importante utilizzare guanti termici adeguati, eseguire esercizi di riscaldamento prima dell’attività e fare pause regolari», evitando posizioni del polso forzate per lunghi periodi.
La sindrome del tunnel carpale (STC) è dovuta alla compressione del nervo mediano, che discende lungo il braccio e raggiunge le dita attraverso uno stretto canale situato nel polso, il tunnel carpale. Tra i fattori di rischio associati alla sindrome, troviamo l’artrite reumatoide, la gravidanza e il diabete. I lavori manuali ripetitivi possono contribuire allo sviluppo del disturbo. La diagnosi della STC si basa su una combinazione di valutazione clinica ed esami strumentali, quali l’elettromiografia e l’ecografia o la risonanza magnetica. A questi strumenti diagnostici, si affianca oggi anche la valutazione biomeccanica, effettuata attraverso l’uso di sensori inerziali, dispositivi innovativi che forniscono dati sui movimenti articolari. «Si tratta di un’analisi scientifica e sistematica del movimento umano che mira a studiare le forze interne ed esterne che agiscono sul corpo e come queste influenzano la mobilità», chiarisce Russo.

Valutazione Biomeccanica
Dopo la diagnosi, si può procedere con trattamenti conservativi come il riposo del polso, la terapia fisica, l’assunzione di antinfiammatori o l’iniezione di corticosteroidi. E per evitare un peggioramento, si può applicare un tutore durante la notte. Mentre nei casi più gravi, lo specialista può ricorrere all’intervento chirurgico. Per prevenire l’insorgenza della patologia tra coloro che trascorrono molte ore al computer, il professor Russo suggerisce di mantenere una postura corretta, fare brevi pause ed esercizi di stretching per mani e polsi, utilizzare una tastiera e un mouse ergonomici e regolare l’altezza della sedia e del tavolo in modo che i polsi siano in posizione neutra.
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