Secondo la nuova indagine del Censis, l’82% dei cittadini è pronto a chiedere un aiuto professionale per il proprio equilibrio mentale. Cresce la consapevolezza tra i giovani, anche se la vergogna e il peso dello stigma restano ancora l’ostacolo principale per la maggioranza degli italiani.
In Italia, la percezione della salute mentale sta vivendo una rivoluzione silenziosa e allo stesso tempo radicale, passando da tabù a pilastro fondamentale del benessere. A certificarlo è l’ultima indagine del Censis “Salute mentale e salute del cervello nella concezione della salute degli italiani”, realizzata in collaborazione con Lundbeck Italia, che scatta una fotografia nitida della popolazione: tre italiani su quattro hanno avuto un’esperienza diretta o indiretta con il disagio mentale.
Quanto è diffuso il disagio mentale in Italia
I dati che arrivano dall’indagine su un campione di mille adulti mostrano come il 74,1% degli italiani abbia avuto a che fare con problemi di salute mentale nel corso della propria vita. Entrando nel dettaglio, il 34,2% ha vissuto un disagio in prima persona, mentre il 36,3% ne ha fatto esperienza indirettamente attraverso la cerchia di familiari e amici. Questo scenario ha alimentato una propensione senza precedenti verso l’aiuto professionale: l’82% dei cittadini dichiara infatti che ricorrerebbe, o ha già fatto ricorso, a uno specialista per affrontare tali difficoltà.

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Siamo di fronte a una svolta culturale: il benessere psicologico non è più un tema separato o marginale, ma una componente essenziale e riconosciuta della salute pubblica. Oggi, per il 31,3% della popolazione, la salute coincide proprio con l’equilibrio psicofisico, una quota che sale al 44% quando a parlare sono i giovani. La convinzione diffusa è che il benessere fisico dipenda in modo inscindibile da quello psicologico, mentre solo una minima parte, il 7,5%, considera la dimensione mentale come un elemento secondario.
Prevenzione, stigma e consapevolezza
La stragrande maggioranza degli italiani, pari al 90,3%, ritiene necessario intervenire precocemente per evitare l’aggravarsi dei disturbi, dimostrando una forte fiducia nella prevenzione. Secondo gli intervistati, questa deve svilupparsi su più livelli, partendo innanzitutto dalla promozione del benessere psicologico nelle scuole e nei luoghi di lavoro.

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Una lettura condivisa da Ketty Vaccaro, responsabile Ricerca biomedica e Salute del Censis, la quale spiega come gli italiani appaiano «largamente consapevoli della necessità di intervenire precocemente per promuovere il benessere mentale e per evitare che le forme lievi di disagio possano degenerare». Le azioni ritenute più efficaci sono infatti di natura trasversale: secondo Vaccaro, si enfatizza la necessità di agire «nei confronti di tutta la popolazione su fronti molteplici e nei luoghi della quotidianità, dalla scuola all’ambiente di lavoro».
Nonostante questi progressi, persiste il muro dello stigma: il 67,9% dei cittadini percepisce ancora vergogna e discriminazione attorno alle malattie psichiatriche. Questa evoluzione culturale induce però a una riflessione costante sul proprio stato emotivo, specialmente tra le donne e i giovani.
A chiudere il quadro, l’intervento di Tiziana Mele, Amministratore Delegato di Lundbeck Italia, che sottolinea l’importanza di una comprensione culturale del tema come base per una risposta efficace sia sul piano sanitario che su quello sociale: «La scienza ci mostra come mente e cervello siano dimensioni inscindibili di un’unica salute: riconoscerlo significa favorire la prevenzione precoce, contrastare lo stigma e sostenere politiche sanitarie più efficaci e realmente centrate sulla persona lungo tutto l’arco della vita».
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