Obesità addominale, sedentarietà, diabete di tipo 2, ipertensione arteriosa e dislipidemie sono fattori che tendono a coesistere e ad aumentare progressivamente il rischio cardiovascolare.
La salute cardiometabolica indica l’equilibrio tra sistema cardiovascolare e metabolismo e prende in considerazione fattori come pressione arteriosa, glicemia, livelli di colesterolo, composizione corporea e sensibilità insulinica. Quando questi parametri risultano alterati, spesso in modo progressivo e inizialmente privo di sintomi, aumenta il rischio di sviluppare patologie croniche come diabete di tipo 2, infarto miocardico, ictus e insufficienza cardiaca. Per questo motivo la prevenzione cardiometabolica è diventata una priorità per la sanità pubblica e per la medicina preventiva. Secondo le principali società scientifiche internazionali, come l’American Heart Association, il rischio cardiovascolare e quello metabolico sono strettamente collegati. La concomitanza di squilibri pressori, metabolici e ponderali amplifica infatti la probabilità di eventi clinici maggiori. La prevenzione cardiometabolica si basa sempre più su un approccio integrato che combina modifiche dello stile di vita, monitoraggio clinico e valutazione dei biomarcatori.
Il ruolo dell’alimentazione
La dieta mediterranea è considerata uno dei modelli alimentari associati a un minor rischio cardiovascolare. Un’alimentazione caratterizzata da elevato consumo di verdura, frutta, legumi, cereali integrali, olio extravergine d’oliva e pesce è stata correlata a un migliore controllo dei livelli di colesterolo, della pressione arteriosa e della glicemia. Al contrario, il consumo frequente di alimenti ultra-processati, bevande zuccherate e prodotti ad alta densità calorica è associato a un aumento del rischio di obesità, insulino-resistenza e sindrome metabolica.

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Particolare attenzione viene oggi dedicata anche alla qualità dei carboidrati e al controllo della glicemia post-prandiale. Recenti studi indicano come pasti ricchi di fibre e con un basso carico glicemico possano contribuire a una migliore regolazione metabolica.
Negli ultimi anni la ricerca ha inoltre approfondito il possibile ruolo del microbiota intestinale nella salute cardiometabolica. Alcune evidenze indicano che una dieta ricca di alimenti vegetali e fibre possa favorire una composizione del microbiota associato a marker metabolici più favorevoli.
Attività fisica e prevenzione cardiovascolare
L’attività fisica regolare rappresenta uno degli strumenti più efficaci nella prevenzione cardiometabolica. Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomandano almeno 150 minuti settimanali di attività aerobica moderata, associati a esercizi di rafforzamento muscolare. L’esercizio fisico contribuisce a migliorare la sensibilità insulinica, ridurre la pressione arteriosa e favorire il controllo del peso corporeo. Anche la riduzione della sedentarietà quotidiana è considerata importante: interrompere periodi prolungati trascorsi seduti può avere effetti positivi sul metabolismo glucidico e lipidico. L’attività fisica viene oggi considerata parte integrante della gestione clinica delle persone con diabete di tipo 2, obesità e sindrome metabolica, accanto agli interventi nutrizionali e farmacologici.

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Biomarcatori e valutazione del rischio
Accanto ai tradizionali fattori di rischio cardiovascolare, la medicina preventiva utilizza sempre più frequentemente biomarcatori utili a una valutazione più accurata del profilo cardiometabolico. Tra i parametri più utilizzati nella pratica clinica rientrano glicemia, emoglobina glicata, colesterolo LDL, colesterolo HDL e trigliceridi. In alcuni casi possono essere valutati anche biomarcatori associati all’infiammazione o alla predisposizione cardiovascolare, come la proteina C-reattiva ad alta sensibilità e la lipoproteina(a). L’obiettivo di questi strumenti non è sostituire la valutazione clinica tradizionale, ma migliorare la stratificazione del rischio e identificare precocemente le persone che potrebbero beneficiare di interventi preventivi più intensivi.
Esperienze italiane di approccio multidisciplinare
Anche in Italia si stanno sviluppando modelli organizzativi sempre più integrati per la prevenzione e la gestione del rischio cardiometabolico, con il coinvolgimento di équipe multidisciplinari ospedaliere. All’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano sono attivi percorsi dedicati alla gestione di obesità, diabete e fattori di rischio cardiovascolare, che integrano valutazioni endocrinologiche, cardiologiche, nutrizionali e di medicina interna, con l’obiettivo di impostare strategie personalizzate di prevenzione e trattamento.
Un esempio di rilievo nazionale è il progetto CVrisk-IT, promosso dalla Rete Cardiologica IRCCS e finanziato dal Ministero della Salute. Lo studio coinvolge numerosi IRCCS italiani distribuiti sul territorio nazionale e ha l’obiettivo di migliorare la stratificazione del rischio cardiovascolare attraverso l’integrazione di dati clinici, biomarcatori e tecniche di imaging. Il progetto nasce proprio dall’esigenza di sviluppare modelli di prevenzione più precisi e rappresentativi della popolazione italiana, grazie alla collaborazione tra centri specialistici di ricerca e assistenza.
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