16 Luglio 2026, 13:21
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Mal di schiena, cosa funziona davvero per prevenirlo?

di Annarita Cacciamani
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Dalla sedentarietà al dolore cronico, le recenti scoperte scientifiche trasformano la gestione e il trattamento dei disturbi della colonna vertebrale.

Quasi tutti, almeno una volta nella vita, sperimentano un episodio di mal di schiena. Per alcuni si tratta di un dolore transitorio, destinato a risolversi nel giro di pochi giorni. Per altri, invece, il disturbo tende a ripresentarsi o a diventare persistente, con effetti concreti sulla qualità della vita, sul lavoro e sulla capacità di svolgere attività quotidiane. A livello globale, il “low back pain” è oggi considerato una delle principali cause di disabilità funzionale. Anche in Italia il tema è al centro delle strategie di prevenzione delle patologie muscolo-scheletriche promosse dall’Istituto Superiore di Sanità.

La causa? Non sempre è la postura

Nonostante la diffusione del problema, il mal di schiena continua a essere raccontato in modo semplificato. L’idea che il dolore dipenda sempre da una postura sbagliata, da una specifica alterazione vertebrale o da un disco consumato non riflette ciò che emerge dalla pratica clinica e dalla letteratura scientifica più recente.

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Photo: Magnific / DC Studio

Nella maggior parte dei casi si parla infatti di lombalgia aspecifica, una condizione in cui non esiste una singola lesione responsabile del dolore. Muscoli, articolazioni, sistema nervoso, stress, qualità del sonno e abitudini quotidiane contribuiscono tutti alla comparsa e al mantenimento della sintomatologia. È anche per questo che gli esami radiologici non sempre spiegano ciò che il paziente avverte: protrusioni discali e segni degenerativi possono essere presenti anche in persone che non hanno alcun dolore.

Integrazione tra riabilitazione, movimento ed educazione del paziente

Negli ultimi anni, molti centri specialistici hanno iniziato a superare una lettura esclusivamente strutturale del problema. Tra questi c’è l’ISICO – Istituto Scientifico Italiano Colonna Vertebrale, che da tempo lavora su modelli di gestione del dolore cronico che integrano riabilitazione, movimento ed educazione del paziente. Quando il dolore persiste per settimane o mesi, infatti, il sistema nervoso può diventare più sensibile agli stimoli, amplificando la percezione del dolore anche quando il danno tissutale iniziale non è più clinicamente rilevante. È il fenomeno della sensibilizzazione centrale, oggi considerato uno degli elementi chiave nelle forme croniche.

Il ruolo decisivo dello stile di vita

La sedentarietà rappresenta uno dei principali fattori di rischio non tanto per la postura mantenuta in sé, quanto per la riduzione complessiva del movimento. Restare seduti per molte ore, muoversi poco e interrompere raramente le posture statiche porta progressivamente a una perdita di adattabilità del sistema muscoloscheletrico, che diventa meno capace di rispondere ai carichi quotidiani, risultando più vulnerabile anche a sollecitazioni meccaniche comuni.

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Photo: Pexels / Vlada Kkarpovich

Accanto alla sedentarietà entrano in gioco altri elementi meno visibili ma altrettanto importanti. Lo stress cronico può aumentare la tensione muscolare e influenzare i meccanismi neurologici del dolore. Dormire poco o male riduce la capacità di recupero dei tessuti e altera la soglia del dolore. Anche il fumo e il sovrappeso sono associati a un aumento del rischio di dolore persistente.

Esercizio fisico per trattare il dolore

Per molti anni il riposo è stato considerato una delle principali strategie per affrontare il mal di schiena. Oggi le linee guida raccontano una storia diversa. Le raccomandazioni della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia e delle principali società scientifiche internazionali indicano che, nella maggior parte dei casi, mantenere un livello di attività compatibile con il dolore è più utile che fermarsi completamente. L’esercizio fisico è raccomandato come trattamento di prima linea per la lombalgia non specifica. Non esiste però un’attività miracolosa: ciò che conta è la continuità. Camminata a passo sostenuto, nuoto, bicicletta o esercizi di rinforzo possono avere effetti positivi se inseriti in un percorso graduale e sostenibile. Anche l’educazione al dolore è diventata parte integrante della terapia. Comprendere che il dolore non equivale necessariamente a un danno grave riduce la paura del movimento e aiuta a interrompere il circolo vizioso tra inattività, rigidità e aumento della sintomatologia.

L’esempio del Policlinico Gemelli

Un esempio italiano di gestione specialistica delle patologie vertebrali è quello della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, dove i percorsi dedicati alla colonna vertebrale integrano competenze di chirurgia vertebrale, neurochirurgia spinale, terapia del dolore e riabilitazione. Nei casi di lombalgia non complicata, i percorsi sono orientati al recupero di funzione e movimento attraverso approcci conservativi, limitando il ricorso non necessario a immobilità prolungata ed esami ripetuti.

Photo: Pexels / www.kaboompics.com

Photo: Pexels / www.kaboompics.com

La schiena non viene più considerata una struttura fragile da proteggere con l’immobilità, ma un sistema adattativo che richiede una progressiva esposizione al carico. Le strategie preventive più efficaci sono anche le più semplici da descrivere, anche se non sempre facili da mantenere nel tempo. Muoversi regolarmente, interrompere le lunghe ore seduti, dormire adeguatamente e mantenere una buona efficienza muscolare sono tutti elementi che contribuiscono a ridurre il rischio di dolore persistente. Anche la forza muscolare ha un ruolo importante, perché un corpo più allenato tollera meglio i carichi quotidiani e recupera più rapidamente dagli stress meccanici.

La prevenzione come equilibrio tra movimento, recupero e stile di vita

Negli ultimi anni è stata progressivamente superata la visione del mal di schiena come semplice problema meccanico. Oggi si considera il dolore come il risultato dell’interazione dinamica tra sistema muscoloscheletrico, sistema nervoso e contesto di vita. Le iniziative di ricerca finanziate dall’Unione Europea e documentate su CORDIS – EU Research stanno lavorando proprio in questa direzione, integrando riabilitazione, tecnologie digitali e modelli di cura personalizzati per migliorare gli esiti clinici e ridurre l’impatto sociale di una condizione destinata a rimanere una delle principali sfide della salute muscoloscheletrica.

 

Annarita Cacciamani

Photo cover: Pexels / Funkcines Terapijos Centras

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