8 Febbraio 2026, 0:24
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Michele Bonaccorso: «La medicina innovativa risponde alla voglia di rinascita delle persone»

di Anna Stoppani
Cover-Michele-Bonaccorso- Dottore Studio Bonaccorso
Dalla medicina preventiva alle terapie innovative: un percorso che ribalta la visione tradizionale dei pazienti e mette al centro un approccio globale alla salute. Il racconto di un professionista che unisce esperienza clinica, nuove tecnologie e un forte impegno divulgativo per rendere la longevità un obiettivo più raggiungibile.

 

Il desiderio di prevenire le malattie e una visione del paziente nella sua totalità sono alcuni dei motivi che hanno avvicinato Michele Bonaccorso al tema della longevità. La missione del suo studio è quella di prevenire e rallentare il processo di invecchiamento sotto diversi aspetti. Con l’obiettivo di divulgare questi temi, e grazie anche ai suoi pazienti più celebri, è diventato molto noto sui social network e in televisione. «Oggi è necessario rendere queste pratiche accessibili a tutti, in quanto possono salvare la vita e guidare un importante risparmio economico», spiega in questa intervista. 

Cosa l’ha spinta a diventare medico e interessarsi al tema della longevità?

Volevo già diventare medico quando ero bambino, ricordo che avevo tre anni. Durante la mia carriera ho lavorato per più di 15 anni in ospedale come anestesista e rianimatore. Dopo molti anni in ospedale il mio desiderio era diventato quello di cercare un modo per prevenire la malattia. Questo purtroppo in ospedale non era possibile, perché le persone arrivavano già malate. Poi, circa 20 anni fa, ho avuto un problema di salute importante a livello lombare, e tramite questo ho conosciuto l’ozonoterapia. Quando ho provato i benefici dell’ossigeno-ozonoterapia in prima persona me ne sono innamorato, e da quel momento mi sono avvicinato alla medicina innovativa e alla longevità. Ho iniziato ad approfondire il campo della medicina preventiva frequentando diversi corsi in Italia e all’estero, soprattutto in Germania. Qui in Italia infatti non esiste ancora una scuola di specializzazione in medicina della longevità o medicina preventiva. 

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Quali sono le principali applicazioni della medicina della longevità?

La sua applicazione è a 360 gradi. Quando mi chiedono che cos’è la medicina della longevità, faccio riferimento spesso alla famosa frase di Rita Levi Montalcini: «Non bisogna aggiungere quindi anni alla vita, ma vita agli anni». Una delle principali applicazioni è la prevenzione e il rallentamento delle patologie. Oggi questo aspetto ha una rilevanza senza precedenti, infatti è vero che la popolazione invecchia di più e l’età media si allunga, ma questo implica un aumento impressionante di malattie come Alzheimer e Parkinson. Oggi per la medicina moderna la principale sfida è legata alle malattie oncologiche e neurodegenerative. 

Il tema legato alla longevità sta vedendo una vera e propria esplosione di popolarità. Come vede questo fenomeno e il tema relativo alla sua accessibilità?

Purtroppo percepisco questo fenomeno anche come una gran moda, ormai il termine “longevity” viene sfruttato in ogni campo. Riguardo all’accessibilità purtroppo solo pochi fortunati possono accedere a queste terapie, che rimangono tutte a pagamento. Questo è un aspetto molto grave perché deve essere chiaro che non si tratta di medicina solamente estetica, ma della medicina che aiuta a prevenire e rallentare i processi di invecchiamento. L’invecchiamento estetico è solo una conseguenza. Oggi è necessario rendere queste pratiche accessibili a tutti, in quanto possono salvare la vita e guidare un importante risparmio economico. Infatti, prevenendo che la gente si ammali si vedrebbe un importante risparmio nelle politiche economiche, e questo avrebbe un grande valore per il nostro sistema sanitario. 

Cosa distingue l’approccio di “medicina innovativa” del suo studio rispetto al panorama esistente?

Con il termine “medicina innovativa” si intende una visione innovativa del/della paziente: non come una persona ammalata, ma come una persona per cui prevenire il processo di invecchiamento. Tra i miei pazienti molti vengono in studio senza una patologia di base esistente, ma per prevenire una potenziale patologia. Il lato umano per noi ha una rilevanza enorme, i pazienti infatti spesso arrivano vedendoci un po’ come ultima spiaggia, magari dopo aver girato tantissimi altri medici senza aver risolto un problema. Noi cerchiamo di capire se il problema possa derivare anche da un aspetto psicologico, e spesso è così. Infatti il paziente non è soltanto corpo, ma è psiche, sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario. Esiste proprio una branca della medicina che riguarda la psico-endocrino-immunologia, e studia come la psiche possa influenzare tantissimi organi. L’approccio innovativo si traduce anche nelle tante tecnologie utilizzate presso il nostro studio. Infatti oggi ci occupiamo anche di medicina rigenerativa (tramite lisosomi, PRP, ormoni bioidentici ecc.), terapie ormonali sostitutive, protocolli nutrizionali innovativi, valutazioni del microbioma intestinale e idrocolonterapia.

Sui social network è molto noto, grazie anche a pazienti celebri, e ha recentemente debuttato in televisione. Come vive questa dimensione della sua professione come medico? 

Questa dimensione fa parte di uno dei nostri obiettivi fondamentali: la divulgazione. Oggi è possibile divulgare alcuni temi anche grazie a personaggi noti che mostrano sui social media i loro percorsi sul tema. Inoltre, un programma televisivo rende possibile per tantissime persone accedere ad informazioni che non potrebbero ricevere altrimenti. Infatti io dico sempre che l’Italia non è solo Milano e Roma, dove lavoro, ma è fatta di piccole realtà più remote, come i paesini della Sicilia da cui provengo anche io. 

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Inoltre, tramite questi canali si riescono a raggiungere anche tanti medici, perché spesso sono le pazienti stesse che dopo averci visto vanno dai loro medici e chiedono informazioni. Mi fa sorridere sentirmi spesso descrivere come «quel dottore di Milano che fa la flebo azzurra o rosa», ma tutto questo porta all’aggiornamento. Con il programma “La clinica della longevità” abbiamo portato per la prima volta in Italia in televisione il tema della menopausa, mentre i programmi esistenti riguardavano sempre medicina estetica e obesità. Al contrario in America da tempo ci sono show televisivi, reality e musical proprio sul tema della menopausa. Ma in Italia la menopausa è sempre stata percepita come un tabù da parte di uomini, donne e mezzi di comunicazione, nonostante oggi nel nostro paese ci siano circa 17 milioni di donne in menopausa. 

Un caso che ha seguito che le è rimasto particolarmente impresso?

Un caso che mi è rimasto particolarmente impresso viene raccontato anche nel nostro programma. Si tratta della storia di una tennista di 42 anni con la menopausa indotta, a causa di un tumore al seno. È venuta presso il mio studio dicendomi che veniva per due motivi principali: tornare a stare bene e dare speranza a tutte le donne che vivono il suo stesso problema. Io chiamo queste donne “donne invisibili”: da un punto di vista oncologico vengono seguite benissimo, ma vengono un po’ abbandonate riguardo la sintomatologia causata dalla menopausa indotta, perché ovviamente nell’emergenza la priorità è salvarle dal tumore. Questa storia mi è rimasta impressa perché ho pensato che oggi la medicina innovativa risponde alla voglia di rinascita dei pazienti.

Quali saranno i prossimi passi della ricerca sul filone della longevità? Ci sono novità promettenti ancora in fase di studio?

Le novità sono davvero tantissime. La ricerca oggi proviene principalmente dagli Stati Uniti, dove grazie a una burocrazia semplificata i medici hanno una maggior facilità di prescrizione in questo campo. In Italia purtroppo noi medici siamo un po’ sfortunati da un punto di vista amministrativo-burocratico, ed è difficile prescrivere tantissimi trattamenti come ad esempio il pregnenolone e i peptidi. La ricerca oggi si sta concentrando su alcuni filoni principali come le malattie neurodegenerative, la relazione tra microbioma intestinale e invecchiamento, e alcuni aspetti farmacologici specifici.

 

Anna Stoppani

 

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