10 Febbraio 2026, 1:04
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Luciana Marzella: «Preparazione e precisione, fondamentali nella chirurgia della mano»

di Annarita Cacciamani
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La responsabile del servizio di Traumatologia e Chirurgia della Mano all’IRCSS Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano, opera, insegna e fa prevenzione con un obiettivo chiaro: restituire funzionalità alla mano e dare consapevolezza alle persone. 

Ogni trauma alla mano è una corsa contro il tempo. Un errore minimo, un ritardo nella diagnosi, una stecca messa male: basta poco per compromettere movimenti che diamo per scontati. Eppure, la chirurgia della mano è ancora una nicchia dentro l’ortopedia. Ce ne parla in questa intervista la dottoressa Luciana Marzella.

Quali sono state le principali tappe della sua formazione e della sua carriera?

Mi sono laureata in Medicina e Chirurgia all’Università di Bari, dove già durante gli anni universitari ho svolto diversi internati in unità operative. Mi sono appassionata sin da subito alla traumatologia d’urgenza, e ho scelto quindi di specializzarmi in Ortopedia e Traumatologia. I primi due anni della mia specializzazione li ho svolti a Firenze, in un contesto piuttosto ostile per una donna ortopedica, all’epoca eravamo pochissime. Dopo un’esperienza difficile con un direttore poco inclusivo, ho scelto di tornare a Bari, dove l’ambiente era più aperto e collaborativo. Lì ho portato avanti con successo progetti legati alla traumatologia, in particolare quella della mano, che mi ha sempre affascinata per la sua complessità. Ho poi vinto una borsa di studio internazionale che mi ha portato a Parigi, all’Istituto della Mano, dove ho avuto l’opportunità di studiare e lavorare. Dopo esperienze anche in Inghilterra e negli Stati Uniti – alla Columbia University, dove ho studiato microchirurgia – sono tornata in Italia. A Milano ho lavorato all’Humanitas, dove ho ricoperto il ruolo di viceprimario, e successivamente sono entrata nel Gruppo San Donato. Dal 2019 sono all’IRCCS Galeazzi, ora Galeazzi Sant’Ambrogio, dove sono responsabile del servizio di Traumatologia della Mano e Microchirurgia.

 

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Di cosa si occupa all’IRCCS Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano? Quali sono le peculiarità di una chirurga della mano?

Mi occupo di chirurgia del trauma della mano: lesioni tendinee, nervose, ossee, ma anche malformazioni vascolari dell’arto superiore, patologie rare e molto complesse. Gestisco anche un laboratorio di microchirurgia, dedicato sia alla formazione dei giovani chirurghi che alla pratica dei più esperti. Una chirurga della mano deve possedere competenze altamente specialistiche, grande precisione e, non da ultimo, pazienza. La microchirurgia, infatti, richiede cura estrema e una preparazione lunga e costante.

Quali sono le patologie della mano più comuni ed invalidanti? In che modo la chirurgia viene in aiuto?

Le patologie più comuni sono la sindrome del tunnel carpale, il dito a scatto e l’artrosi delle mani. Spesso vengono sottovalutate, ma possono essere molto fastidiose e incidere sulla qualità della vita. Fortunatamente, la chirurgia della mano dispone oggi di tecniche mini-invasive e risolutive. Ci sono poi i traumi: fratture, lesioni complesse che, se non trattate adeguatamente, possono portare a danni permanenti. Intervenire precocemente è fondamentale. In molti casi, anche un intervento piccolo può restituire al paziente una funzionalità quasi completa.

Che ruolo stanno avendo le tecnologie, intelligenza artificiale inclusa, nella chirurgia della mano? Come ha visto cambiare negli anni il modo di operare?

La chirurgia della mano è cambiata tantissimo grazie all’adozione di tecnologie avanzate. Usiamo oggi microscopi stereoscopici, sistemi artroscopici, materiali innovativi come titanio e pirocarbonio. Tutto questo consente interventi meno invasivi e tempi di recupero più brevi. L’intelligenza artificiale viene già impiegata, ad esempio nell’analisi radiologica, ma al momento non può sostituire l’esperienza clinica, soprattutto perché non riesce ancora a valutare il contesto umano e funzionale del paziente. La chirurgia resta un’arte che richiede sensibilità e discernimento individuale.

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Su cosa si sta concentrando in questo momento la sua attività di studio e lavoro?

Attualmente mi sto dedicando molto alla prevenzione dei traumi alla mano. Ho pubblicato un libro sull’argomento, con un approccio semplice e narrativo per aiutare le persone a proteggersi anche nei contesti domestici. Un altro focus importante è il riconoscimento dei traumi da violenza domestica, un tema delicato ma importantissimo: saper leggere una frattura o una dinamica traumatica può salvare una vita. Inoltre, continuo la mia attività di ricerca come parte dell’International Bone Research Association, collaborando a progetti internazionali sulla chirurgia ossea e formo colleghi provenienti da tutto il mondo.

Lei è molto attiva anche nella divulgazione. Perché crede sia importante e perché ha scelto di dedicarsi anche a questa attività?

Credo che la divulgazione sia un dovere etico del medico. Spiegare, comunicare, rendere accessibile la medicina ai pazienti è fondamentale per costruire consapevolezza e fiducia. Troppo spesso le persone convivono con problemi che potrebbero essere risolti facilmente, semplicemente perché non conoscono le opzioni a disposizione. Per questo uso ogni canale – social, media, pubblicazioni – per trasmettere informazioni utili in modo semplice e diretto. La conoscenza può davvero cambiare la vita di qualcuno.

 

Annarita Cacciamani

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