Dalla ricerca genetica alle terapie personalizzate, il nuovo episodio di Health Stories News esplora come la tecnologia stia ridefinendo i confini della cura, con i centri d’eccellenza italiani in prima linea.
Dai laboratori di bioinformatica alle corsie d’ospedale, l’AI (intelligenza artificiale) guida una rivoluzione silenziosa che promette diagnosi più rapide, terapie su misura e un approccio sempre più umano alla cura. La nuova puntata di Health Stories News, il format televisivo dedicato alla salute e all’innovazione, esplora le sue applicazioni in vari ambiti della medicina.
È infatti un cambiamento che tocca ogni aspetto del sistema sanitario, come raccontano i protagonisti della Fondazione Ebris, centro di ricerca d’eccellenza con sede a Salerno. Corrado Vecchi, ingegnere informatico specializzato nell’applicazione in campo biomedicale dell’AI e Artificial Intelligence Core Director della Fondazione, ha evidenziato che grazie alle scienze omiche — genomica, proteomica, metabolomica — è possibile passare da un modello clinico tradizionale a uno personalizzato, in cui il paziente diventa protagonista del proprio percorso terapeutico.
Il microbioma come nuovo orizzonte
Un esempio concreto arriva dal progetto sulla celiachia, condotto dall’Università di Harvard sotto la guida di Alessio Fasano, presidente e direttore scientifico della Fondazione. La sua ricerca combina genetica, programmazione cellulare e intelligenza artificiale per sviluppare nuove strategie terapeutiche, dimostrando come l’integrazione tra scienze di frontiera possa tradursi in benefici tangibili per i pazienti.
Un altro ambito in cui l’AI mostra il suo potenziale è quello del microbioma, il complesso ecosistema di microrganismi che abita il corpo umano. La dottoressa Alessandra Marenna, responsabile del Core Microbioma della Fondazione Ebris, coordina un team impegnato nello studio delle connessioni tra equilibrio microbico e patologie complesse — dalle malattie autoimmuni ai disturbi neurologici, fino alle rare malattie genetiche. Entro il 2027, la Fondazione Ebris punta infatti a tradurre le scoperte sul microbioma in soluzioni cliniche concrete, integrando dati ambientali, genetici e fisiologici. Un approccio che mira a rivoluzionare la gestione delle malattie complesse e a rendere la medicina sempre più su misura.
Le cure palliative e l’approccio centrato sulla persona
La puntata si focalizza poi sulle cure palliative, che rappresentano oggi un pilastro fondamentale nell’assistenza alle malattie inguaribili. Attraverso interventi mirati sugli aspetti fisici, psicologici e spirituali, questo approccio mira a migliorare la qualità di vita dei pazienti e delle loro famiglie.
A Reggio Emilia, per esempio, l’unità di cure palliative dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, guidata da un’équipe multidisciplinare, accoglie ogni anno centinaia di nuovi pazienti con percorsi personalizzati. L’utilizzo di strumenti di valutazione integrata, come il questionario “IPOS”, consente di adattare i trattamenti a ogni singolo caso, garantendo un sostegno continuo anche nelle fasi più delicate della malattia.

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La gestione integrata delle patologie
Un esempio di medicina collaborativa arriva da Trento, dove il progetto FABRYLab ha approfondito la gestione della malattia di Anderson-Fabry, una rara patologia genetica a interessamento multiorgano. L’iniziativa ha evidenziato il valore di un approccio condiviso tra discipline, basato su diagnosi precoce, terapie personalizzate e coordinamento tra centri specialistici.
Esperienze analoghe si riscontrano a Padova e Verona, dove ambulatori multidisciplinari ottimizzano tempi e qualità delle cure, riducendo la frammentazione assistenziale. Il modello trentino, guidato da un team di nefrologi e ricercatori, integra tecnologia e continuità assistenziale, configurandosi come riferimento nazionale per la gestione delle malattie renali e genetiche.
Nel panorama dell’assistenza emerge anche la figura di Danila Maculotti, pioniera nella stomaterapia in Italia e nella definizione del ruolo del “case manager”. Il suo lavoro ha introdotto percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) centrati sulla persona e supportati da équipe integrate. Ha inoltre contribuito alla creazione del Registro Nazionale dei Soggetti Stomizzati, rafforzando la tutela dei pazienti e la qualità dei presidi sanitari. Come direttrice generale della Fondazione Monsignor Giacomo Carettoni Onlus, residenza sanitaria assistenziale (RSA) situata in Alta Valcamonica, sta settando un modello di cura per la popolazione anziana nelle zone montane. La telemedicina e i sistemi digitali per la gestione dei farmaci hanno migliorato infatti l’efficienza delle cure, mentre progetti di pet therapy e attività intergenerazionali rafforzano il legame tra sanità e tessuto sociale.
