19 Agosto 2026, 14:13
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La cura su misura: dal microbiota agli interventi mini-invasivi

di Elisa Marasca
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La puntata di luglio di Health Stories News attraversa il rapporto intestino-cervello, la cardiologia interventistica, la sindrome di Brugada, la riabilitazione delle lesioni midollari e il valore dell’ascolto.

Curare una patologia significa sempre più spesso osservare la persona nel suo insieme, integrare competenze diverse e scegliere strumenti calibrati sul singolo caso. La puntata di luglio di Health Stories News, il format televisivo dedicato alla salute e all’innovazione, racconta questa trasformazione attraverso cinque esperienze cliniche: dalla connessione tra intestino e cervello alle procedure cardiovascolari meno invasive, fino alla riabilitazione personalizzata e alla relazione tra professionista e persona assistita.

Corpo e mente, una connessione bidirezionale

Lo psicologo e psicoterapeuta Marco Pastorini, autore del libro “Obecity”, propone un approccio all’obesità che combina psicoterapia cognitivo-comportamentale, studi sul microbiota intestinale e teoria polivagale di Stephen Porges.

Il punto di partenza è l’asse intestino-cervello: dieta, stile di vita e stress possono modificare il microbiota, mentre le alterazioni dell’ecosistema intestinale possono a loro volta incidere su umore, emozioni, pensieri e comportamento alimentare. La presa in carico, quindi, non può limitarsi al peso, ma deve considerare la persona nella sua complessità.

Cardiologia: meno invasività e più competenze

In ambito cardiovascolare, la riduzione delle dimensioni degli strumenti sta rendendo molte procedure meno invasive. Il cardiologo interventista Fausto Castriota, responsabile della Cardiologia interventistica e dell’Heart Valve Center del Maria Cecilia Hospital di Cotignola (Ravenna), ha ricordato come il progresso tecnologico debba procedere insieme al lavoro di squadra.

Il team riunisce competenze di cardiologia clinica, imaging, interventistica e cardiochirurgia per condividere la valutazione dei casi, dalle patologie coronariche ai trattamenti delle carotidi e delle arterie periferiche, fino alle riparazioni valvolari. L’obiettivo è costruire un percorso integrato attorno alle condizioni della singola persona.

Sindrome di Brugada: riconoscere il rischio

La puntata continua ricordando che la diagnosi precoce è centrale anche nella sindrome di Brugada, una patologia che può causare aritmie ventricolari maligne e arresto cardiaco improvviso in persone giovani apparentemente sane.

Il cardiologo aritmologo Giuseppe Mascia, del Policlinico San Martino di Genova, ha sottolineato il ruolo dell’elettrocardiogramma e della stratificazione del rischio. Quando esiste un sospetto, l’esame può essere eseguito collocando gli elettrodi anche in posizioni toraciche mirate, per individuare segnali che altrimenti potrebbero non emergere.

Riabilitazione sempre più personalizzata per le lesioni midollari

A proposito di segnali, ogni anno in Italia si registrano circa 2.500 nuovi casi di lesione del midollo spinale, legati non solo a traumi, ma anche a tumori e patologie degenerative, e colpiscono spesso anche le persone anziane.

Chiara Pavese, specialista in riabilitazione neuromotoria all’IRCCS Maugeri di Pavia, ha spiegato che il recupero della forza muscolare è possibile anche dopo i 70 anni, pur non traducendosi sempre in una piena autonomia. Per questo il percorso deve essere multidisciplinare e adattato alle condizioni individuali. Robotica e intelligenza artificiale possono contribuire a misurare i progressi e a modulare con maggiore precisione i programmi riabilitativi.

La relazione resta parte della cura

Ma la personalizzazione non dipende soltanto dalle tecnologie. Per l’internista Roberto Tarquini, direttore dell’Unità complessa di Medicina interna 1 dell’Ospedale San Giuseppe di Empoli e vicepresidente della Società Italiana di Medicina Interna, ascoltare attivamente chi si ha di fronte è parte integrante del percorso diagnostico e terapeutico.

È il principio alla base del progetto formativo “La relazione che cura”, che riporta l’attenzione sulla comunicazione anche in una sanità sempre più digitale. Innovazione e umanità, in questa prospettiva, non sono due direzioni opposte: diventano efficaci quando procedono insieme.

Elisa Marasca

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