In occasione del cenacolo nazionale di vestibologia che si è svolto a Francavilla al mare (Chieti) abbiamo intervistato Giampiero Neri, responsabile scientifico dell’evento, che ci ha chiarito in modo esaustivo le prospettive e il futuro di una disciplina fondamentale in campo otorinolaringoiatrico e non solo.
Il congresso nazionale sulla vestibologia che si è svolto il 26 settembre scorso ha offerto un’occasione per approfondire gli ambiti più recenti di questa disciplina, dalla teoria dei sei gradi di separazione alla riabilitazione vestibolare, mostrando come le nuove tecnologie stiano rivoluzionando la diagnosi e il trattamento dei disturbi. Ce lo racconta in questa intervista Giampiero Neri, professore associato in Otorinolaringoiatria all’Università di Chieti, responsabile di un’unità operativa di audiovestibologia nel presidio ospedaliero clinicizzato di Chieti e responsabile scientifico dell’evento.
La vestibologia ha vissuto diverse fasi evolutive. Quali sono le sfide principali e opportunità più attuali in questo campo?
La vestibologia, inizialmente considerata una disciplina di nicchia, è diventata fondamentale, specialmente considerando l’elevato numero di persone che soffrono di vertigini. Le sfide più attuali includono la comprensione delle interazioni tra vestibolo e ansia e il miglioramento della qualità della vita dei pazienti post-diagnosi. È cruciale passare da una semplice riabilitazione dopo il trauma a una prevenzione attiva, migliorando anche le prestazioni sportive attraverso una migliore gestione del sistema vestibolare. Durante il congresso, abbiamo discusso anche delle connessioni tra vestibolo e dislessia.

Giampiero Neri
Quali sono gli obiettivi principali che avete raggiunto con questo congresso?
L’obiettivo principale, che abbiamo raggiunto, era fornire aggiornamenti significativi e innovativi nel campo della vestibologia. Ci ispiriamo al lavoro di Giorgio Guidetti, che ha apportato notevoli contributi alla disciplina. Vogliamo approfondire l’aspetto cognitivo della vertigine parossistica, illustrando come il sistema vestibolare sia strettamente connesso con funzioni cognitive come la memoria e l’orientamento spaziale. Per esempio, alterazioni nel sistema vestibolare possono causare difficoltà nel riconoscere volti e luoghi. Il nostro scopo è esplorare queste connessioni, delineando un panorama nuovo e complesso del rapporto tra vestibolo e cervello.
Quali sono le tematiche più innovative che sono emerse durante le sessioni scientifiche?
Le sessioni scientifiche hanno trattato diversi temi, alcuni dei quali assolutamente innovativi.
Tra queste, il funzionamento del cervello, con particolare attenzione alla teoria dei sei gradi di separazione e alle sue applicazioni. Abbiamo esaminato poi come il sistema vestibolare influenzi la vita quotidiana e le condizioni patologiche come l’emicrania vestibolare e la vertigine parossistica. Il congresso ha offerto dunque una prospettiva interdisciplinare su come il vestibolo interagisca con varie aree della neurologia e della psicologia.
Come vede il futuro della vestibologia?
Il futuro della vestibologia appare promettente, con una maggiore integrazione interdisciplinare e l’applicazione di nuove scoperte alla pratica clinica quotidiana. Durante l’evento abbiamo infatti approfondito come neurologi, psicologi, fisioterapisti, ingegneri e otorinolaringoiatri possano collaborare per offrire soluzioni innovative e all’avanguardia. Sono stati trattati argomenti cruciali come la percezione del tempo influenzata dal sistema vestibolare. Questa collaborazione multidisciplinare ci aiuterà a capire meglio le complessità del vestibolo e a sviluppare nuove strategie terapeutiche.
Le nuove scoperte in vestibologia possono essere applicate nella pratica clinica quotidiana?
Sì, ci sono molte nuove scoperte e tecnologie che stanno rivoluzionando la pratica clinica in vestibologia. Dai test calorici agli inizi del 1900, siamo passati a tecnologie più avanzate come i VEMP (Potenziali Miogenici Evocati Vestibolari) e alla diagnosi e trattamento della vertigine parossistica. L’innovazione tecnologica ci permette di migliorare la diagnosi e di sfruttare al meglio la connessione tra cervello e vestibolo nella vita quotidiana.
Puoi fornirci qualche esempio di come la riabilitazione vestibolare ha migliorato la vita dei pazienti?
La riabilitazione vestibolare ha ridotto significativamente i rischi di cadute e migliorato la qualità della vita dei pazienti. Ad esempio, un paziente a rischio di caduta che si rompe una gamba può diventare un doppio carico per il sistema sanitario nazionale. Grazie alla riabilitazione, i pazienti recuperano la percezione dei movimenti nello spazio e imparano esercizi specifici per migliorare la stabilità. È importante non lasciare i pazienti immobili a letto, ma promuovere una riabilitazione attiva per evitare meccanismi negativi di compensazione.
Come vede il ruolo delle nuove tecnologie nella diagnosi e nella riabilitazione dei disturbi vestibolari?
Tecnologie avanzate come la video Head Impulse Test (vHIT) funzionale consente di valutare il funzionamento del vestibolo e del labirinto in ogni sua parte e a diverse frequenze. Questo tipo di strumento permette una diagnosi più precisa e un trattamento più efficace dei disturbi vestibolari, migliorando notevolmente la pratica clinica quotidiana.


