9 Marzo 2026, 22:04
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Gaya Spolverato: «Ciò che salva la vita è la diagnosi precoce associata a un intervento adeguato»

di Annarita Cacciamani
Dalla formazione internazionale alla guida di uno dei centri di riferimento italiani per la chirurgia del colon-retto, la direttrice dell’unità operativa complessa di Chirurgia Generale 3 dell’Azienda Ospedale Università di Padova racconta come robotica, intelligenza artificiale e lavoro di rete stiano cambiando il modo di curare i tumori.

 

Robotica, intelligenza artificiale e percorsi terapeutici sempre più personalizzati stanno trasformando la chirurgia oncologica. Ma al centro restano la diagnosi precoce, la qualità di vita e la presa in carico del paziente. In questa intervista, Gaya Spolverato, direttrice dell’unità operativa complessa di Chirurgia Generale 3 dell’Azienda Ospedale Università di Padova, racconta come ricerca, clinica e innovazione possano convivere in una medicina sempre più precisa e umana. A 41 anni, Spolverato è tra le primarie più giovani d’Italia.

Quali sono state le principali tappe della sua formazione e della sua carriera?

La tappa principale della mia carriera è stata sicuramente l’esperienza negli Stati Uniti. Mi sono formata all’Università di Padova, che per me ha rappresentato una base molto solida di conoscenza teorica, e successivamente ho potuto sviluppare il mio percorso sia nella ricerca scientifica, nei primi anni, sia nell’attività clinica chirurgica. Questo mi ha permesso di integrare la formazione italiana con l’esperienza all’estero: prima alla Johns Hopkins University di Baltimora, in chirurgia oncologica, e poi al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, dove ho approfondito soprattutto l’aspetto tecnico-chirurgico. Il rientro in Italia è avvenuto inizialmente come ricercatrice e poi come professoressa associata all’Università di Padova. Dal 2024 sono direttrice della Chirurgia Generale 3 dell’Azienda Ospedale Università di Padova. Un percorso che mi ha consentito di consolidare e mettere a frutto quanto appreso negli anni, in Italia e all’estero.

Lei è tra le più giovani primarie in Italia, chirurga e docente universitaria. Come è composto il suo team?

In Italia ho ritrovato, rispetto agli Stati Uniti, una maggiore possibilità di avere un network sia professionale sia personale, fondamentale anche per la gestione della vita familiare. All’interno dell’Azienda Ospedale Università di Padova, la rete è centrale: collaborazioni forti con altri chirurghi specialisti, ma anche una dimensione nazionale, ad esempio attraverso la Società Italiana di Chirurgia Oncologica, dove svolgiamo attività di ricerca e di discussione di casi complessi. Nel nostro reparto lavorano 14 chirurghi, oltre 50 infermieri, con 35 posti letto e almeno due sale operatorie attive ogni giorno. Questo richiede un’organizzazione molto precisa e una collaborazione costante. Ognuno mantiene la propria autonomia professionale, ma il far parte di una rete rafforza competenze cliniche, scientifiche e relazionali.

In quali ambiti è maggiormente specializzata?

Mi occupo prevalentemente di chirurgia del tratto gastrointestinale, in particolare dei tumori del colon-retto. Seguo anche tumori rari, come i tumori dell’ano, i tumori neuroendocrini e i sarcomi. Il nostro gruppo è particolarmente forte nei tumori rari ed è uno dei più rilevanti in Italia nella chirurgia del retto, anche per il numero di studi di ricerca nazionali e internazionali attivi. Il punto cardine della nostra attività è la chirurgia del retto, sia nella sua forma più invasiva sia nei protocolli di risparmio dell’organo. Molti pazienti arrivano da noi proprio con l’obiettivo di evitare interventi demolitivi. Nel rispetto dei protocolli attuali, valutiamo percorsi terapeutici che permettano, quando possibile, di evitare l’intervento chirurgico definitivo e di preservare la qualità di vita.

La tecnologia sta facendo passi da gigante. Qual è l’innovazione che ha portato più benefici al suo lavoro e ai suoi pazienti?

Senza dubbio la robotica. Oggi oltre il 70% dei nostri interventi viene eseguito con tecniche mininvasive. Gli altri sono interventi estremamente complessi, come quelli multiviscerali, che non sempre possono essere affrontati completamente con le nuove tecnologie. La chirurgia robotica ha cambiato in modo significativo l’esperienza dei pazienti: ha ridotto la degenza media, i tempi operatori, le complicanze e i riaccessi in pronto soccorso. È stata davvero game changing. I dati raccolti negli anni confermano come questa tecnologia consenta di trattare pazienti che in passato avrebbero richiesto approcci tradizionali. Oggi non è più vero che la chirurgia robotica sia riservata solo ai casi agli stadi iniziali: riusciamo a eseguire interventi mininvasivi anche su pazienti già operati, grazie alla maggiore stabilità dell’immagine e alla destrezza chirurgica che il robot offre.

Utilizza l’intelligenza artificiale nella sua attività? Potrà aiutarla anche in futuro?

Sì, ne sono convinta. Una parte importante della nostra ricerca scientifica si basa sull’applicazione dell’intelligenza artificiale all’attività chirurgica. Abbiamo ottenuto finanziamenti per migliorare lo studio e l’analisi dei pazienti che possono beneficiare di specifici approcci chirurgici, utilizzando algoritmi di intelligenza artificiale. Oggi ci stiamo concentrando soprattutto sull’utilizzo dell’AI nella fase intra-operatoria, per supportare chi opera e prevenire le complicanze. È un tema di grande interesse anche a livello internazionale, tanto che vengo spesso invitata a parlarne in congressi nazionali e internazionali.

È possibile prevenire l’insorgenza di un tumore con un corretto stile di vita?

Non tutti i tumori sono prevenibili e non sempre abbiamo una conoscenza scientifica sufficiente per affermarlo con certezza. Tuttavia, uno stile di vita sano può ridurre in modo significativo il rischio oncologico. Parliamo di alimentazione equilibrata, attività fisica regolare, astensione dal fumo, consumo moderato di alcol e soprattutto adesione ai programmi di screening, fondamentali per la diagnosi precoce. È importante non avere paura di raccontare i propri sintomi, anche se vaghi, e non avere paura della malattia.

I tumori sono tra le principali cause di morte: un intervento tempestivo può salvare una vita?

Sì. Ciò che salva la vita è la diagnosi precoce associata a un intervento adeguato e tempestivo. È fondamentale rivolgersi a professionisti e professioniste che si occupano specificamente di chirurgia oncologica. L’intervento chirurgico rappresenta il momento cardine del trattamento oncologico, soprattutto se integrato con il trattamento medico. Un intervento adeguato consente di definire meglio lo stadio di malattia, ridurre il rischio di recidive e impostare correttamente il percorso terapeutico successivo.

Su cosa si sta concentrando oggi la ricerca nel campo della chirurgia oncologica?

La ricerca si concentra sempre di più sull’integrazione tra trattamento chirurgico e trattamento medico, in particolare terapie target e immunoterapia. Dal punto di vista chirurgico, cresce l’attenzione alla qualità di vita nella scelta dell’approccio terapeutico. Nel tumore del retto, quando possibile, si valuta il risparmio dell’organo, ma solo in centri selezionati e con programmi rigorosi di follow-up. Il futuro è l’integrazione tra robotica e intelligenza artificiale, per offrire trattamenti sempre più personalizzati.

Annarita Cacciamani

Photo cover: no credits
Tutte le altre foto sono di Elisa Cesca

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