16 Luglio 2026, 12:59
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Francesco Solimene: «Con l’elettroporazione c’è più sicurezza per le aritmie complesse»

di Annarita Cacciamani
1dott. Francesco Solimene, responsabile dell’Unità di Elettrofisiologia della Clinica Montevergine
Dalla formazione in una fase pionieristica dell’elettrofisiologia alle più recenti innovazioni tecnologiche, il dottor Francesco Solimene racconta l’evoluzione delle tecniche di ablazione.

 

Negli ultimi anni l’elettrofisiologia cardiaca ha conosciuto una rapida evoluzione, grazie all’integrazione tra competenze cliniche e tecnologie avanzate. Tra le innovazioni più promettenti c’è l’elettroporazione, una modalità di ablazione non termica che sta aprendo nuove prospettive nel trattamento delle aritmie. Ne parliamo con Francesco Solimene, responsabile dell’Unità di Elettrofisiologia della Clinica Montevergine (gruppo GVM Care and Research) a Mercogliano, in provincia di Avellino, che ha recentemente eseguito un innovativo intervento con tecnica di Pulsed Field Ablation per aritmie sopraventricolari. Solimene è stato il primo in Italia a utilizzare un catetere lineare a sola elettroporazione; altri cateteri lineari sono infatti già stati impiegati, ma sfruttano una doppia energia che unisce radiofrequenza (RF) e PFA (elettroporazione).

Com’è nato il suo interesse per l’elettrofisiologia?

Ho avuto la fortuna di lavorare, sia durante che dopo la specializzazione, nel laboratorio di elettrofisiologia del professor Carlo Pappone, uno dei massimi esperti a livello mondiale. Ho iniziato in una fase pionieristica della disciplina, già allora considerata complessa e all’avanguardia, perché richiedeva non solo competenze cliniche ma anche un utilizzo molto avanzato della tecnologia. Le procedure interventistiche erano estremamente complesse e questo mi ha appassionato. Ho quindi sviluppato un interesse specifico per l’ablazione delle aritmie: rispetto all’elettrostimolazione, l’ablazione è particolarmente interessante perché consente, attraverso la comprensione dei meccanismi dell’aritmia, di arrivare in molti casi alla guarigione del paziente.

Recentemente ha eseguito il primo trattamento in Italia di aritmia sopraventricolare mediante tecnica di Pulsed Field Ablation. Perché si tratta di una importante innovazione?

È importante chiarire che non si tratta della prima ablazione con elettroporazione in assoluto, ma della prima eseguita con un catetere lineare che utilizza esclusivamente questa energia. L’elettroporazione rappresenta un’alternativa alle tecniche termiche tradizionali, come radiofrequenza e crioablazione. Nelle aritmie sopraventricolari non era strettamente necessaria, perché i risultati ottenuti con le tecnologie precedenti erano già molto buoni. Il vero valore di questa innovazione è la possibilità di estenderne l’impiego a forme di aritmie più complesse, in particolare quelle ventricolari. Finora l’elettroporazione è stata utilizzata soprattutto nella fibrillazione atriale; il catetere lineare consente di ampliare le indicazioni e rappresenta quindi un passo avanti significativo dal punto di vista tecnologico. Sono stato il primo in Italia ad usare un catetere lineare a sola elettoporazione. Altri cateteri lineari sono già stati usati ma sono misti a due energie RF (radiofrequenza) e PFA (elettroporazione).

A quali tipi di aritmie e di pazienti si può applicare questa tecnica? Ci sono delle controindicazioni?

In linea teorica può essere applicata a tutte le aritmie, ma esistono alcune limitazioni legate alle possibili complicanze. L’utilizzo in prossimità delle coronarie può provocare spasmi coronarici e gli effetti strutturali a lungo termine non sono ancora completamente noti, quindi è necessario mantenere cautela, soprattutto nelle ablazioni ventricolari. Un’altra possibile complicanza è la distruzione dei globuli rossi, con rilascio in circolo di sostanze potenzialmente tossiche per i reni, che possono causare insufficienza renale. I vantaggi però sono rilevanti: l’elettroporazione è un’energia selettiva, che agisce sulle cellule bersaglio senza danneggiare i tessuti circostanti. Non provoca stenosi delle vene polmonari e non danneggia il nervo frenico, complicanze più tipiche delle tecniche termiche.

Freepik Artphoto Studio

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Per quanto riguarda i pazienti, non rappresenta la prima scelta nella fibrillazione atriale, dove i risultati sono già molto elevati con le tecniche tradizionali. Può invece essere particolarmente utile nelle tachicardie ventricolari, soprattutto nei pazienti con tessuto fibrotico, come quelli con esiti di infarto. In questi casi si è dimostrata più efficace rispetto alla radiofrequenza o alla crioablazione. I candidati ideali includono pazienti con recidive dopo precedenti ablazioni o con tachicardie ventricolari post-ischemiche.

Come si individua un’aritmia? Ci sono segnali che una persona può cogliere?

Le aritmie possono manifestarsi con diversi sintomi. Il più comune è la palpitazione, che non va mai sottovalutata. Qualsiasi alterazione percepita del ritmo cardiaco dovrebbe portare a una valutazione cardiologica. Altri segnali possono includere astenia, ridotta tolleranza allo sforzo, sudorazione, nausea e altri disturbi aspecifici. È importante non ignorarli, perché possono rappresentare l’esordio di un’aritmia destinata a diventare cronica. Anche il medico di base può avere un ruolo importante: una semplice valutazione del polso può già suggerire la presenza di un’aritmia, come la fibrillazione atriale. Esami come elettrocardiogramma, Holter o monitoraggi prolungati consentono poi una diagnosi più precisa. Oggi sono inoltre disponibili dispositivi personali, come smartphone o wearable, che permettono di monitorare il ritmo cardiaco anche autonomamente, facilitando una diagnosi precoce.

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Una vista dall’alto di Clinica Montevergine a Mercogliano (Av)

Che ruolo ha la tecnologia nel suo lavoro? Utilizzate l’intelligenza artificiale?

La tecnologia è fondamentale. Utilizziamo sistemi di mappaggio elettro-anatomico tridimensionale che permettono di ricostruire l’anatomia del cuore e di navigare al suo interno con grande precisione, aumentando la sicurezza delle procedure. L’intelligenza artificiale consente di raccogliere e analizzare una grande quantità di dati complessi, contribuendo a rendere le procedure non solo più efficaci ma soprattutto più sicure. Non è ancora indispensabile, ma rappresenta un supporto sempre più importante nella pratica clinica.

Su cosa si sta concentrando oggi la ricerca nel campo dell’elettrofisiologia?

L’elettroporazione rappresenta oggi lo sviluppo tecnologico più rilevante, e gran parte della ricerca è concentrata sul suo perfezionamento: nuovi cateteri, nuovi sistemi e nuove modalità di erogazione dell’energia. Tuttavia, lo sviluppo più significativo riguarda la comprensione della fisiopatologia delle aritmie. Le nuove tecnologie permetteranno di chiarire meglio i meccanismi alla base dei disturbi del ritmo cardiaco e di sviluppare trattamenti sempre più mirati, efficaci e sicuri.

 

Annarita Cacciamani

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