Carenze nutrizionali, scarsa mineralizzazione e mancata educazione precoce all’igiene dentale sono alla base di molte lesioni che oggi possono essere prevenute. Test genetici, interventi mirati e nuovi dispositivi di remineralizzazione permettono strategie personalizzate fin dall’infanzia.
Poliglotta e attivo sulla scena scientifica internazionale, Francesco Martelli ha preso parte come relatore a oltre duecento congressi e ha pubblicato numerosi articoli su parodontite, implantologia, genomica e metabolismo minerale. Ha iniziato il suo percorso accademico a Firenze, dove si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1985, e negli anni ha costruito un profilo professionale fortemente orientato alla ricerca e all’innovazione clinica. Nel 2001 ha poi fondato l’Istituto di Ricerca I.R.F. in Microdentistry, dedicato allo studio e alla formazione sulle nuove tecnologie — dal laser odontoiatrico al microscopio operatorio, dalla biologia molecolare alla rigenerazione tissutale.
Nel 2006 ha avviato il laboratorio di microbiologia molecolare e genetica medica Biomolecular Diagnostic, e nel 2008 ha creato il network internazionale IMI EDN, rete di cliniche che condivide la ricerca costante dell’eccellenza diagnostica e terapeutica. Ha poi ampliato la propria formazione conseguendo un Master of Science in Malattie Metaboliche dell’Osso (2014) e un master in chirurgia orale all’Università di Bari (2018), ateneo presso cui oggi è professore a contratto. Attualmente il dottor Martelli si dedica principalmente alla pratica clinica in medicina interna ed endocrinologia anti-aging, seguendo persone con osteoporosi e patologie infiammatorie e degenerative correlate alla parodontite, come spiega in questa intervista.

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In cosa si differenzia la sua attività?
IMI-EDN (Excellence Dental Network) si distingue per una serie di caratteristiche che coniugano 40 anni di mia esperienza clinica a una ricerca costante. La tecnologia (laser, microscopio operatorio, metodiche rigenerative con fattori di crescita e cellule staminali, workflow protesico e ortodontico digitale) è applicata con protocolli proprietari, in primis il protocollo “Perioblast”, che valorizza un know-how clinico in continua evoluzione. Tutti i centri adottano procedure standardizzate e un approccio olistico: curare il cavo orale e, al contempo, gestire le patologie sistemiche infiammatorie o degenerative correlate, come l’osteoporosi. L’obiettivo non è solo risolvere il sintomo, ma prendersi in carico la persona, puntando su prevenzione e diagnosi precoce fin dall’inizio della permuta dentaria (circa 6 anni). Un ulteriore punto di forza è la formazione continua accreditata dal Ministero della Salute, che offre ai giovani medici aggiornamento costante, contenuti innovativi e assenza di condizionamenti commerciali.
Una recente ricerca di settore ha rivelato che il 64% degli italiani ha paura del dentista. Perché secondo lei?
La paura ha radici storiche: un tempo non esistevano gli anestetici locali e le metodiche non erano orientate al benessere del paziente durante le terapie ma prevalentemente alla risoluzione del mal di denti. Persiste inoltre l’idea che si debba andare dal dentista solo in presenza di problemi conclamati: dolore, infiammazione, con una latenza d’intervento dovuta a diagnosi tardive; di conseguenza, a volte, si ha una maggiore difficoltà operativa nell’esecuzione di una anestesia efficace al 100% in presenza di pulpiti o ascessi. Controlli regolari e tecnologie evolute rendono invece il dolore intraoperatorio estremamente raro e permettono di prevenire danni irreversibili alla dentatura.

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Nello stesso studio è emerso che solo il 28% degli italiani programma una visita di routine annuale. Cosa ne pensa?
È un dato che deve far riflettere. La bocca è una porta d’ingresso per microrganismi che non causano soltanto parodontite: possono raggiungere altri organi e contribuire a complicanze sistemiche serie. La parodontite non trattata aumenta il rischio di ictus, malattie cardiovascolari, osteoporosi, infertilità e complicanze in gravidanza, nonché patologie neurodegenerative (come l’Alzheimer) e oncologiche (ad es. il carcinoma del pancreas e del colon-retto).
Grazie a diagnostica genetica e microbiologica molecolare, oggi l’odontoiatra può personalizzare le terapie, contribuendo attivamente al miglioramento della salute sistemica. Una visita di controllo, spesso insieme all’igiene professionale, consente di intercettare precocemente carie iniziali, gengiviti a rischio di evoluzione in parodontite o alterazioni mucose (per esempio lichen), risolvendole con costi contenuti. La mancanza di una vera cultura della prevenzione alimenta l’idea che il dentista sia un costo procrastinabile: è vero il contrario. La prevenzione fa risparmiare e può segnalare patologie sistemiche silenti. Tutti dovrebbero programmare almeno una visita l’anno e un numero di sedute di igiene commisurato al proprio rischio parodontale. Nelle nostre sedi offriamo anche una copertura dedicata a bambini e ragazzi che, a costi accessibili, include assistenza, diagnostica e igiene. L’obiettivo è mantenere denti sani fino a 100 anni.
Molti italiani scelgono dentisti all’estero per risparmiare. Quali rischi corrono?
Il primo rischio riguarda la continuità di cura: riabilitazioni complesse richiedono controlli, adattamenti e talvolta interventi correttivi. Con il dentista a centinaia di chilometri, il paziente resta senza supporto. Inoltre, la distanza ostacola la gestione conservativa di situazioni compromesse che in Italia potrebbero essere stabilizzate, mentre all’estero si ricorre più facilmente a estrazioni e impianti anche quando i denti potrebbero essere recuperati e mantenuti a lungo. C’è poi il tema della qualità: standard igienici, tracciabilità dei materiali e personalizzazione dei tempi possono non essere allineati alle normative italiane. In odontoiatria il “low cost” comporta spesso compromessi (tempi ridotti, minore personalizzazione, materiali discutibili). In caso di problemi, la tutela legale è difficile. Bisogna valutare non solo il prezzo, ma sicurezza, qualità e continuità del rapporto.
La carie è inevitabile?
No. La carie è tra le malattie più diffuse, ma non è inevitabile. Spesso è il risultato di una mineralizzazione insufficiente dei denti, che ne favorisce l’insorgenza a prescindere dal controllo della placca batterica. E’ quindi legata a carenze nutrizionali molto frequenti oggigiorno ma sottovalutate. La stragrande maggioranza dei cibi industriali sono ricchi di calorie ma poveri di micronutrienti: in particolare, le vitamine liposolubili sono decisive per la costituzione dello scheletro e la mineralizzazione dentale. Una supplementazione mirata fin dalla tenera età riduce il rischio di carie e favorisce una crescita armoniosa dei mascellari, con minore necessità di ortodonzia.

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Ai genitori suggerisco di osservare white spots (macchie biancastre, aspetto “gessoso”): la loro presenza, insieme a carie nei denti decidui, indica carenze importanti da correggere subito. Oggi disponiamo di test genetici e microbiologici che valutano sia il rischio individuale sia la presenza di batteri cariogeni, così da impostare programmi di prevenzione personalizzati e educazione a igiene e nutrizione corrette.
Dire che la carie sia inevitabile è un’informazione non vera: il periodo cruciale per la prevenzione va dai 3 ai 18 anni, quando di norma si completa lo sviluppo scheletrico. Nelle nostre strutture, inoltre, abbiamo a disposizione per il trattamento di lesioni cariose che non presentano cavità aperte un nuovo dispositivo in grado di far rimineralizzare in pochi mesi la dentina e smalto danneggiati senza l’utilizzo del trapano.
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