Nonostante il desiderio di morire a casa, oltre il 50% dei decessi in Italia avviene in ospedale, secondo il rapporto OCSE “Time for better care at the end of life”. Per affrontare questa situazione, nel 2025 l’Università di Brescia organizza incontri online di sensibilizzazione per gli operatori del settore, mirati a migliorare la consapevolezza e la competenza nelle cure di fine vita.
Dal 23 gennaio all’11 dicembre 2025, la Scuola di Specializzazione in Medicina e Cure Palliative dell’Università degli Studi di Brescia lancerà il programma di conferenze online “Cultura e assistenza del fine vita”. L’obiettivo è sensibilizzare operatori sanitari, pazienti e familiari su temi cruciali come le cure palliative e l’accompagnamento nell’ultima fase della vita. Parallelamente, il congresso “Area culturale dolore e cure palliative” (ACD) della Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva (SIAARTI), previsto a Bari dal 4 al 6 giugno 2025, sarà dedicato al trattamento del dolore e alla promozione delle cure palliative extra ospedaliere.
Queste iniziative, seppur significative, rappresentano il primo passo verso un cambiamento sistemico per rispondere a bisogni spesso ignorati. Il sistema sanitario attuale rimane orientato verso l’ospedalizzazione, spesso trascurando il bisogno di cure umane e personalizzate nella fase finale della vita. Secondo un recente rapporto OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), infatti, il 50% dei decessi in Italia riguarda persone con più di 80 anni, ma solo il 40% degli anziani bisognosi di cure ha ricevuto assistenza tempestiva nel fine vita.

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L’importanza delle cure domiciliari
Spesso, i pazienti e le loro famiglie sono esclusi dai processi decisionali, riducendo le opportunità di garantire una fine dignitosa. Tra il 10% e il 25% delle persone decedute con più di 65 anni ha ricevuto supporti considerati inadeguati per la gestione del dolore, la respirazione o l’ansia. Un aspetto critico è la scarsità di cure domiciliari: nessuno dei paesi OCSE raggiunge la soglia raccomandata di un team di cure palliative ogni 100mila abitanti, e l’Italia non fa eccezione. Questa mancanza costringe molte famiglie a sobbarcarsi il peso emotivo e finanziario dell’assistenza.
Le cure domiciliari infatti in Italia rappresentano una componente marginale del sistema sanitario, con una spesa pubblica inferiore all’1% del PIL, ben distante dai livelli di Belgio, Svezia e Paesi Bassi, che superano il 2%. Questo modello richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolga medici, infermieri, psicologi e operatori sociali, oltre a un facile accesso a farmaci palliativi e tecnologie per il monitoraggio a distanza. Tuttavia, queste risorse restano carenti, soprattutto nelle aree rurali.

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I caregiver e le caregiver
In Italia, i caregiver (e soprattutto le caregiver) familiari sono una risorsa indispensabile per le cure domiciliari, ma il loro contributo è spesso dato per scontato. Molti e molte abbandonano il lavoro o sacrificano il proprio benessere per assistere i propri cari, senza ricevere supporto adeguato. È ormai appurato, infatti, che una dedizione prolungata e continuativa, possa avere conseguenze significative sulla salute di chi offre caregiving, in termini di sovraccarico emotivo e psicologico, paragonabile a uno stress cronico. Politiche come permessi retribuiti, servizi di counseling e sostegno economico potrebbero alleviare questo fardello, ma restano ancora insufficientemente sviluppate.
Il rapporto OCSE denuncia anche l’accesso limitato alle cure palliative: meno del 40% delle persone riesce a beneficiarne, e l’assenza di assistenza continuativa provoca un ricorso eccessivo ai ricoveri d’urgenza negli ultimi 30 giorni di vita. Questa pratica non solo aggrava il dolore dei pazienti, ma rappresenta un’esperienza traumatica per le famiglie. Per migliorare le cure di fine vita, lo studio propone azioni concrete che includono un aumento della spesa pubblica per le cure domiciliari, al fine di ridurre i costi a carico delle famiglie, e lo sviluppo di team multidisciplinari attraverso la formazione e il reclutamento di personale qualificato.
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