Il direttore del Polo Nazionale Ipovisione (IAPB ETS) presso il Policlinico Gemelli di Roma spiega le ultime innovazioni per la cura dei disturbi della vista. L’obiettivo? Garantire a ogni paziente una vita il più possibile indipendente e dignitosa.
Perdere la vista, anche solo parzialmente, significa affrontare un cambiamento radicale nella propria vita quotidiana. L’ipovisione è una condizione che riduce drasticamente la capacità di vedere rendendo difficili attività fondamentali come leggere, muoversi autonomamente, guidare e riconoscere i volti. «Tra le principali cause ci sono il glaucoma, la degenerazione maculare e la retinopatia diabetica, patologie che spesso avanzano silenziosamente fino a compromettere gravemente la vista», evidenza Filippo Amore, direttore del Polo Nazionale Ipovisione (IAPB ETS) presso il Policlinico Gemelli di Roma in questa intervista.
Qual è stato il suo percorso professionale?
Sono un medico oculista, laureato a Catania e specializzato in oftalmologia all’Università La Sapienza di Roma. Durante e subito dopo la specializzazione, ho iniziato a collaborare con l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB Italia). Ho ottenuto un assegno di ricerca in riabilitazione visiva e ipovisione e, tra il 2006 e il 2008, ho conseguito un dottorato di ricerca in scienze della visione presso l’Università Cattolica di Roma. Nel 2008, anno della sua fondazione, ho iniziato a lavorare al Polo Nazionale di Ipovisione all’interno del Policlinico Gemelli, dove sono cresciuto professionalmente fino a diventarne direttore nel 2017.

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Di cosa si occupa il Polo Nazionale Ipovisione?
La missione principale del Polo è ridare autonomia e migliorare la qualità della vita alle persone affette da patologie visive croniche e progressive. Il nostro lavoro si basa su due pilastri: l’assistenza e la ricerca. Studiamo nuove tecnologie e trattamenti innovativi per migliorare la vita quotidiana dei pazienti. Un punto di forza è il supporto psicologico, che aiuta a gestire l’impatto emotivo della malattia. Il nostro centro, riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della Sanità quale suo Centro di Collaborazione, promuove anche la nascita di servizi di riabilitazione visiva nei paesi in via di sviluppo.
Il glaucoma è una patologia fortemente invalidante. Quali sono i suoi sintomi? Si può prevenire?
Vero, il glaucoma è una malattia molto invalidante, soprattutto nelle fasi avanzate. I sintomi si manifestano quando il danno al nervo ottico è già significativo. La persona nota una riduzione del campo visivo, difficoltà nella mobilità e nella percezione dello spazio. Spesso si accorge di urtare oggetti o inciampare senza motivo apparente. Il campo visivo si restringe progressivamente, fino a diventare simile a quello di chi guarda attraverso una serratura. La prevenzione è fondamentale: controlli oculistici regolari possono intercettare la patologia prima che si manifestino i sintomi.
Quali sono i progressi che la ricerca sta facendo nella prevenzione e cura del glaucoma?
Negli ultimi anni, la ricerca ha fatto passi avanti nella diagnostica, con strumenti sempre più sofisticati come la tomografia a coerenza ottica (OCT) che permette di studiare le fibre del nervo ottico. Sono stati sviluppati nuovi farmaci neuroprotettivi e integratori specifici per rallentare la progressione della malattia. Individuare il glaucoma precocemente significa poter agire tempestivamente, preservando la vista il più a lungo possibile.

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In che modo la persona fortemente ipovedente può riuscire ad essere autosufficiente nella sua vita quotidiana?
La riabilitazione visiva è la chiave per mantenere l’autonomia. Il nostro obiettivo è potenziare il residuo visivo e fornire strategie efficaci per affrontare le difficoltà quotidiane. Esistono ausili ottici e software assistivi che migliorano la percezione visiva e la mobilità. Programmi di fotostimolazione e stimolazione elettrica non invasiva aiutano a rafforzare le capacità delle aree visive residue. La tecnologia, se ben utilizzata, può fare la differenza. Gli occhiali smart, ad esempio, non solo correggono la vista, ma ingrandiscono le immagini e ampliano il campo visivo. Sistemi di riconoscimento vocale aiutano a identificare oggetti e leggere testi. Sensori e dispositivi con vibrazione assistono nella rilevazione degli ostacoli, migliorando la sicurezza nella mobilità. Tuttavia, per chi perde la vista in età avanzata, il supporto psicologico è essenziale per accettare la nuova condizione e allo stesso tempo utilizzare questi strumenti nella vita quotidiana. La tecnologia sta facendo passi avanti, ma il vero obiettivo resta sempre lo stesso: garantire a ogni persona una vita il più possibile indipendente e dignitosa.
