In un campo medico in continua evoluzione, la dottoressa Federica Re, Dirigente Medica dell’Unità Operativa Complessa di Cardiologia all’ospedale San Camillo Forlanini di Roma, ci racconta come la passione e la collaborazione possono fare la differenza.
Era un settore di nicchia, con poche certezze e molte sfide. Quando più di vent’anni fa Federica Re si è avvicinata al mondo delle cardiomiopatie, si è trattato di un incontro destinato a cambiare il corso della sua carriera. Già impegnata nello studio dello scompenso cardiaco, ha trovato in queste patologie complesse un terreno fertile di ricerca, passione e determinazione. La sua è una storia di scelta consapevole e di coraggio clinico, in un’epoca in cui le conoscenze erano scarse e le certezze ancora da costruire. Oggi, quella scommessa è diventata una missione professionale, condivisa con un team impegnato a fare rete e a creare spazi di confronto e aggiornamento. In seguito alla prima edizione del congresso “Roma Cardiomiopatie“, Health Stories ha avuto l’opportunità di intervistare una delle sue protagoniste per approfondire le sue visioni future in ambito cardiologico.
Cosa l’ha spinta a dedicarsi alle cardiomiopatie?
È stato, come si dice, un amore a prima vista. Più di vent’anni fa mi occupavo già di scompenso cardiaco, quando ho incontrato una collega che, tra i primi in Italia, si dedicava a queste patologie. All’epoca era davvero un campo di nicchia, con poche conoscenze disponibili. Lavorare in questo ambito era una vera scommessa.
Qual è stata l’ispirazione principale dietro l’organizzazione di questo congresso?
La spinta determinante è stata il desiderio di collaborare con le colleghe che, nel Lazio, si occupano di cardiomiopatie. Mi è sembrata un’opportunità unica per favorire la crescita, sia umana che scientifica.

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Quali innovazioni emergenti sperate di vedere applicate in questo settore nei prossimi anni?
L’innovazione farmacologica è già una realtà concreta. La scoperta dei meccanismi molecolari alla base di molte cardiomiopatie sta spianando la strada alla medicina di precisione. Il nostro settore è all’avanguardia e prevediamo di poter trattare queste patologie anche in fase precoce.
Creare una piattaforma di scambio professionale può facilitare la diffusione di nuove competenze tra i professionisti del settore?
Assolutamente sì. La diffusione delle conoscenze tra professionisti e professioniste è fondamentale, così come lo sono la formazione continua e l’inclusione di centri satelliti che desiderano avvicinarsi a questo ambito.
In che modo si può promuovere una leadership femminile nel campo della ricerca e dell’innovazione?
Sebbene ci sia una crescente rappresentanza femminile nella formazione medica, le donne continuano a essere sottorappresentate nella cardiologia clinica e accademica, specialmente nei ruoli di leadership senior e nei vertici delle aziende ospedaliere. Unire le forze, promuovere progetti e creare opportunità di lavoro e ricerca possono fungere da esempio per le nuove generazioni, incoraggiandole a intraprendere questo percorso.
Si ritiene soddisfatta di questa prima edizione del congresso? Ci sarà una seconda edizione?
Siamo entusiaste del successo ottenuto da questa prima edizione. Stiamo già lavorando a nuove iniziative e, sicuramente, non mancheranno altre occasioni di confronto.

