16 Ottobre 2026, 1:56
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Una persona su tre cerca informazioni sulla salute con l’AI

di Redazione
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Il 36% dei cittadini utilizza strumenti di intelligenza artificiale generativa per informarsi su problemi di salute, farmaci e terapie. In un sistema che può restituire risposte inesatte, per strutture e professionisti sanitari diventa ancora più importante offrire contenuti trasparenti, aggiornati e verificabili.

Secondo l’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, il 36% dei cittadini utilizza strumenti di intelligenza artificiale generativa per cercare informazioni su problemi di salute, farmaci o terapie. L’utilizzo coinvolge anche i professionisti: nell’ultimo anno, l’intelligenza artificiale generativa è stata utilizzata dal 61% dei medici specialisti e dal 61% dei medici di medicina generale.

La domanda per chi comunica la salute, quindi, cambia. Non riguarda più soltanto la possibilità di essere trovati online. Riguarda anche la qualità della fonte quando tra il paziente e l’informazione si inserisce un sistema che seleziona e sintetizza i contenuti. In Italia, l’evoluzione delle ricerche sulla salute sta trasformando il rapporto tra pazienti e informazione medica.

La salute non è un prodotto come gli altri

La Legge 145/2018 ha stabilito che le comunicazioni informative delle strutture sanitarie private e degli iscritti agli Ordini delle professioni sanitarie siano funzionali a garantire il diritto a una corretta informazione sanitaria. Nel 2023 la disciplina è stata modificata dalla Legge 103/2023. Il nuovo quadro ha precisato l’esclusione degli elementi di carattere attrattivo e suggestivo, tra cui offerte, sconti e promozioni, quando possano favorire il ricorso improprio a trattamenti sanitari.

Il Ministero della Salute continua a richiamare la finalità di correttezza e trasparenza dell’informazione prevista dalla normativa. Lo stesso principio compare nel Codice di deontologia medica della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO). L’articolo 56 disciplina la pubblicità informativa sanitaria e richiede che l’informazione sia corretta e veritiera.

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Photo: Unsplash / National Cancer Institute

Con l’intelligenza artificiale generativa il cittadino – paziente può formulare una domanda e ricevere direttamente una risposta costruita sulla base di informazioni reperite da più fonti. Il sistema diventa un intermediario nella selezione delle informazioni. Un’informazione sbagliata su un sintomo, un farmaco o una terapia può creare problemi successivi. Il cittadino deve quindi poter riconoscere la qualità delle informazioni che sta leggendo.

Dall’altra parte, una struttura sanitaria nella sua comunicazione parte da domande reali: quali informazioni cerca un paziente? Quali aspetti di una patologia richiedono maggiore chiarezza? Quali dati devono essere aggiornati? Chi può assumersi la responsabilità del contenuto? C’è poi un secondo livello. Una struttura può raccontare sul proprio sito le proprie competenze, ma la credibilità di una fonte non dipende soltanto da ciò che la fonte dichiara. Le strutture dovrebbero: attribuire ogni contenuto a una professionista o a un professionista identificabile; documentarne competenze ed esperienza; indicare date, fonti e aggiornamenti; costruire credibilità anche attraverso citazioni e riferimenti esterni.

L’obiettivo è rendere l’autorevolezza controllabile: una differenza sostanziale, che diventa ancora più importante quando un sistema automatico può raccogliere informazioni provenienti da luoghi diversi e restituirle all’utente in forma sintetica.

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Photo: Pexels / Vitaly Gariev

Il problema delle risposte sbagliate

La crescita dell’uso dell’intelligenza artificiale porta con sé un problema che non può essere ignorato: i sistemi generativi possono produrre informazioni plausibili ma inesatte. I dati dell’Osservatorio Sanità Digitale mostrano che tra i medici specialisti la consapevolezza di questi rischi non è ancora completa.

Il 32% dichiara di essere consapevole delle cosiddette “allucinazioni dell’AI”, mentre il 17% dichiara di saper riconoscere contenuti manipolati o generati tramite intelligenza artificiale. La verifica delle informazioni sanitarie resta quindi un passaggio importante.

L’Organizzazione mondiale della sanità invita alla cautela perché i sistemi generativi possono produrre risposte convincenti nella forma, ma inesatte, incomplete o basate su informazioni non aggiornate. Le decisioni cliniche devono quindi restare affidate a professioniste e professionisti sanitari.

Per orientarsi è possibile chiedere all’AI di indicare fonti istituzionali o scientifiche aggiornate, verificando però che i collegamenti esistano davvero e sostengano le affermazioni riportate. Anche riferimenti bibliografici molto dettagliati possono essere inventati o citati fuori contesto. È quindi opportuno confrontare la risposta con i contenuti pubblicati da Ministero della Salute, Istituto superiore di sanità, AIFA, Agenas, aziende sanitarie e società scientifiche riconosciute. L’Istituto superiore di sanità raccomanda inoltre di controllare chi ha prodotto l’informazione, quando è stata pubblicata e quale sia la fonte originaria.

Particolare attenzione deve essere riservata ai medicinali: una risposta generata dall’AI non dovrebbe mai portare a iniziare, interrompere o modificare una terapia senza il confronto con una figura sanitaria. Per verificare indicazioni, controindicazioni ed effetti indesiderati è possibile consultare la banca dati ufficiale dell’AIFA, che mette a disposizione i fogli illustrativi aggiornati e invita, in caso di dubbi, a rivolgersi a mediche, medici o farmaciste e farmacisti.

Occorre infine proteggere i propri dati. Nelle conversazioni con i chatbot è preferibile non inserire nome, codice fiscale, indirizzo, referti completi o altri elementi che rendano identificabile la persona. Il Garante per la protezione dei dati personali ha ricordato che queste interazioni possono rivelare patologie, condizioni psicologiche e altre informazioni particolarmente delicate. In presenza di sintomi improvvisi, gravi o in rapido peggioramento, invece, non bisogna attendere la valutazione di un sistema automatico, ma rivolgersi direttamente ai servizi sanitari.

Redazione

Photo cover:  Pexels / Shvets Production

 

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