17 Settembre 2026, 3:35
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Claudia Brogna: «Per Pans e Pandas è fondamentale un corretto percorso diagnostico»

di Annarita Cacciamani
cluadia brogna
La neuropsichiatra infantile Claudia Brogna (Policlinico Gemelli) racconta le sfide nella diagnosi e nella presa in carico dei bambini affetti da sindromi neuroimmunitarie, il ruolo della ricerca e l’importanza di una maggiore sensibilizzazione tra medici, scuole e famiglie.

Le sindromi Pandas e Pans rappresentano condizioni neuropsichiatriche a esordio improvviso che colpiscono prevalentemente l’età pediatrica, ponendo ancora oggi complesse sfide cliniche e terapeutiche. Negli ultimi anni la ricerca ha approfondito i meccanismi della neuroinfiammazione e il legame tra sistema immunitario e cervello, aprendo nuove prospettive nella comprensione di questi disturbi. Ne abbiamo parlato con Claudia Brogna, neuropsichiatra infantile del Policlinico Gemelli di Roma, per fare il punto sui percorsi di cura attuali, il ruolo della diagnosi precoce e le principali direttrici della ricerca scientifica internazionale.

Cosa l’ha portata ad interessarsi alla neuropsichiatria infantile e alle malattie rare?

Mi occupo in particolare delle problematiche relative al neurosviluppo e all’età adolescenziale, sia per quanto riguarda ragazzi normotipici sia per ragazzi affetti da patologie rare, in particolare malattie genetiche rare ad esordio improvviso ed evoluzione progressiva e problematiche caratterizzate da un coinvolgimento neuroimmunitario. Il motivo per cui dedico gran parte del mio tempo e della mia attività, sia clinica sia di ricerca, alla presa in carico di bambini e adolescenti affetti da questi disturbi è legato alla volontà di offrire una cura e un supporto non solo ai pazienti ma anche alle loro famiglie. Quando parliamo di un bambino o di un adolescente, infatti, parliamo sempre anche di una famiglia e di tutti gli aspetti che ne coinvolgono l’equilibrio.

L’interesse per il neurosviluppo e lo sviluppo infantile deriva dal fatto che si tratta di un ambito in continua evoluzione, anche dal punto di vista della ricerca scientifica. Grazie ai processi di plasticità sinaptica e allo sviluppo neurologico del cervello, è possibile intervenire precocemente anche in situazioni apparentemente molto gravi. Il cervello ha infatti la capacità di compensare e riorganizzarsi grazie all’influenza dell’ambiente, in quello che in termini tecnici definiamo epigenetica.

Di cosa si occupa al Policlinico Gemelli?

All’interno del Policlinico Gemelli mi occupo della valutazione di prime visite ambulatoriali e di percorsi in Day Hospital per bambini affetti da varie problematiche del neurosviluppo. Mi riferisco a disturbi dello spettro autistico, disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), disturbi del linguaggio, dell’apprendimento, disabilità cognitive e della coordinazione motoria. Seguo inoltre problematiche neurologiche, come l’epilessia e le paralisi cerebrali infantili, oltre a patologie neuromuscolari di origine genetica, come la distrofia muscolare di Duchenne.

Negli ultimi anni ho dedicato particolare attenzione alla neuroimmunità e mi occupo della diagnosi, della cura e dell’assistenza dei bambini affetti da Pans e Pandas. L’attività comprende approfondimenti clinici, interventi riabilitativi e percorsi terapeutici sia in regime diurni sia di ricovero. Si tratta generalmente di iter che richiedono continuità. Esiste una collaborazione costante con i servizi territoriali delle Asl, ma personalmente seguo i miei pazienti con controlli almeno semestrali, fino a quando il quadro non diventa stabile e gestibile sul territorio.

Che cos’è la sindrome di Pandas e come si riconosce?

Pandas è l’acronimo di Pediatric Autoimmune Neuropsychiatric Disorders Associated with Streptococcal Infections. È una condizione descritta nel 1998 da Susan Swedo ed è caratterizzata dall’insorgenza improvvisa di disturbo ossessivo-compulsivo e/o tic motori o vocali associati a un’infezione da streptococco beta-emolitico di gruppo A. L’esordio è acuto e il decorso può essere recidivante-remittente. Possono essere presenti manifestazioni aggiuntive come movimenti coreiformi, alterazioni dell’umore, labilità emotiva, ansia da separazione, calo del rendimento scolastico, difficoltà nei processi di apprendimento, dolori articolari e altri disturbi sistemici.

La causa è di tipo immunitario: dopo l’infezione da streptococco si verifica un fenomeno di mimetismo molecolare, per cui il sistema immunitario produce anticorpi che finiscono per attaccare strutture cerebrali coinvolte nel controllo del movimento e di alcune funzioni cognitive. Studi sperimentali hanno mostrato il coinvolgimento dei linfociti T helper 1, che dopo infezioni ripetute possono raggiungere il cervello e contribuire ad alterare la barriera ematoencefalica. Questo determina il rilascio di citochine e l’attivazione della microglia, con conseguente neuroinfiammazione. Negli anni successivi il concetto è stato ampliato con la definizione di Pans (Pediatric Acute-Onset Neuropsychiatric Syndrome), caratterizzata anch’essa da esordio improvviso di disturbo ossessivo-compulsivo o restrizione alimentare importante associati ad altri segnali neuropsichiatrici come ansia, labilità emotiva, regressione cognitiva, sintomi simil-psicotici, allucinazioni, disturbi del sonno e anomalie motorie. Nelle Pans il fattore scatenante non è necessariamente lo streptococco: possono essere coinvolti altri agenti infettivi, come virus, micoplasma e anche il Covid-19. Sono stati inoltre descritti fattori non infettivi, come traumi ripetuti durante lo sviluppo, che possono contribuire all’attivazione dei meccanismi neuroinfiammatori.

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Policlinico Gemelli Roma – Photo: Sergio D’Afflitto

Come viene gestito un paziente affetto da questa malattia? Che importanza ha la rete tra ospedali, servizi territoriali e famiglie?

Quando un bambino presenta improvvisamente questo quadro sintomatologico è fondamentale effettuare un corretto percorso diagnostico e una diagnosi differenziale. In presenza di tic associati a sintomi emotivi o psichiatrici è importante eseguire un tampone faringeo per valutare la presenza dello streptococco e una serie di esami ematici che comprendano, tra gli altri, TAS, anti-DNasi B e altri anticorpi correlati. Nel caso delle Pans è necessario ampliare gli approfondimenti ricercando altri agenti infettivi e valutando il profilo immunologico del paziente.

La diagnosi è importante perché orienta il trattamento. Quando è presente un’infezione da streptococco, il primo intervento consiste generalmente nella terapia antibiotica mirata, che può contribuire alla riduzione della sintomatologia. Se questo non è sufficiente, si procede gradualmente con ulteriori trattamenti, tra cui antibiotici macrolidi e terapie immunomodulanti come il cortisone per via orale o endovenosa. Sono stati utilizzati anche trattamenti con immunoglobuline, sebbene non tutti siano attualmente disponibili in Italia. La ricerca è impegnata proprio nel dimostrare l’efficacia di queste terapie e nel favorirne l’accesso. Personalmente ho lavorato in un trial clinico con immunoglobuline e ho osservato risultati importanti. La gestione del paziente richiede una collaborazione continua tra ospedale, servizi territoriali e famiglia, in modo da garantire un monitoraggio costante e una presa in carico a lungo termine.

Che ruolo può avere la tecnologia nella diagnosi e nel trattamento di questa sindrome?

Può contribuire attraverso strumenti come le neuroimmagini e gli esami elettrofisiologici, che potrebbero aiutare a individuare alterazioni della connettività cerebrale, analogamente a quanto osservato in altre patologie del neurosviluppo. Può inoltre avere un ruolo importante nel sostegno alle famiglie e nella sensibilizzazione della medicina generale, della pediatria e della scuola.

È fondamentale promuovere attività formative rivolte al corpo docente, visto che gli insegnanti sono spesso i primi a notare segnali di difficoltà nel bambino. Alcune manifestazioni delle Pans e delle Pandas possono infatti sovrapporsi a quelle di condizioni come ADHD o disturbi dello spettro autistico. Per questo motivo è importante che il personale scolastico segnali tempestivamente eventuali cambiamenti ai genitori, affinché possano rivolgersi a uno specialista. L’informazione e la diffusione della conoscenza rappresentano quindi strumenti fondamentali per favorire il riconoscimento precoce della patologia.

Su cosa si concentra oggi la ricerca scientifica in merito alla sindrome di Pandas?

La ricerca si concentra soprattutto sull’identificazione di biomarcatori specifici, che attualmente non sono disponibili. Oggi la diagnosi rimane prevalentemente clinica, ma l’individuazione di biomarcatori permetterebbe di rafforzare il processo diagnostico e di sviluppare approcci terapeutici più personalizzati, individuando per ogni paziente il trattamento potenzialmente più efficace. L’attenzione della comunità scientifica è quindi rivolta al riconoscimento della patologia a livello nazionale e internazionale, alla diagnosi precoce e allo sviluppo di interventi terapeutici tempestivi e personalizzati.

 

Annarita Cacciamani

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