Dal monitoraggio delle nuove sostanze psicoattive alla telemedicina per i pazienti fragili. Il direttore del Centro Antiveleni Maugeri Pavia racconta come sta cambiando la gestione delle intossicazioni e delle dipendenze.
Ogni giorno in Italia medici e pronto soccorso si trovano a gestire casi di esposizione a sostanze tossiche: farmaci assunti in modo errato, prodotti chimici domestici, veleni naturali, gas, ma anche droghe e nuove molecole sintetiche. A supportarli c’è una rete di consulenza specialistica che ha uno dei suoi nodi principali nel Centro Antiveleni Maugeri Pavia, diretto da Carlo Locatelli, professore di Tossicologia all’Università di Pavia. In questa intervista, ci illustra il lavoro svolto dal centro, dalla diagnosi delle intossicazioni alle nuove dipendenze, fino ai progetti di telemedicina per i pazienti fragili.
Come si sviluppa il suo percorso professionale nella tossicologia clinica?
Il mio percorso professionale è sempre stato legato alla tossicologia clinica e all’attività del Centro Antiveleni. È un ambito della medicina che mi ha sempre interessato perché consente di osservare in modo molto diretto il rapporto tra una sostanza chimica e gli effetti che produce sull’organismo.
Dal punto di vista medico è una disciplina molto stimolante proprio perché mette in relazione causa ed effetto. A seguito di assorbimento di una sostanza tossica si possono osservare gli effetti clinici e intervenire per trattarli. Un altro elemento che rende questo lavoro particolarmente interessante è la grande variabilità dei casi. Non esiste un’intossicazione uguale a un’altra: cambiano le sostanze, le combinazioni, le modalità di esposizione e le condizioni cliniche dei pazienti. Questa complessità rende il lavoro sempre diverso e richiede aggiornamento continuo.
Che ruolo ha il Centro Antiveleni di Pavia nel sistema sanitario?
Il Centro Antiveleni dell’IRCCS Maugeri è un servizio di consulenza specialistica che opera su scala nazionale. Ogni medico in Italia può contattarci quando si trova di fronte a un caso di intossicazione o di esposizione a sostanze potenzialmente pericolose. Le richieste arrivano da pronto soccorso, terapie intensive, reparti ospedalieri e medici di base. Forniamo indicazioni diagnostiche e terapeutiche in tempo reale, aiutando i colleghi a gestire situazioni molto diverse tra loro.

Centro Antiveleni dell’IRCCS Maugeri Pavia
Il servizio è aperto anche ai cittadini, ai farmacisti e ai veterinari, e rappresenta quindi uno strumento di sanità pubblica d’urgenza molto importante, trasversale e diffuso, che opera da Lampedusa a Livigno, da Trieste ad Aosta come a Pavia. Accanto alla consulenza clinica svolgiamo anche attività di ricerca e di supporto alle istituzioni. Il Centro Antiveleni collabora con ministeri, regioni e forze dell’ordine per la gestione di situazioni di rischio, per la segnalazione di prodotti pericolosi e per attività di prevenzione. In alcuni casi queste collaborazioni portano anche al ritiro di prodotti dal mercato o all’attivazione di specifiche misure di sicurezza.
Il polo pavese non è però soltanto un servizio di consulenza: all’interno della struttura operano anche laboratori per analisi tossicologiche, attività specialistiche per la gestione di antidoti e farmaci, laboratori di ricerca, ambulatori clinici e un reparto di degenza che consente di seguire direttamente i pazienti nei casi più complessi. Questo permette di integrare diagnosi di laboratorio, valutazione clinica e assistenza ospedaliera nello stesso percorso di cura.
Avete recentemente creato un’équipe dedicata alle dipendenze da nuove sostanze. Perché lo avete ritenuto necessario?
Negli ultimi mesi abbiamo sviluppato un’équipe dedicata alla gestione dei pazienti con intossicazioni da nuove sostanze psicoattive. Si tratta spesso di persone con quadri clinici complessi, caratterizzati da agitazione e alterazioni neurologiche e psichiatriche, che richiedono modalità di assistenza diverse rispetto a quelle di un reparto di medicina tradizionale. Stiamo sviluppando anche un modello di degenza specifico per questi pazienti, un’esperienza decisamente nuova nel panorama sanitario. Le nuove sostanze psicoattive non trovavano una presa in carico adeguata. I servizi per le dipendenze sono organizzati principalmente per sostanze come eroina o cocaina.
Le nuove droghe, invece, richiedono un approccio diverso perché spesso si tratta di molecole poco conosciute e difficili da identificare. Per affrontare questi casi servono laboratori in grado di riconoscere le sostanze e valutare i danni biologici che provocano, oltre al contributo di psichiatri e psicologi per gli aspetti comportamentali della dipendenza. Da questa esigenza è nata l’Esod, l’Équipe ospedaliera specializzata in dipendenze, un progetto ottenuto da Regione Lombardia e ATS Pavia, sviluppato all’interno del Centro Antiveleni per la gestione clinica dei pazienti che fanno uso di nuove sostanze psicoattive.
Un altro progetto su cui state lavorando è Frail-Care. Di cosa si tratta?
Frail-Care è un progetto pensato per i pazienti fragili e cronici, soprattutto per quelli che assumono molti farmaci contemporaneamente. Quando un paziente è in polifarmacoterapia il rischio di interazioni farmacologiche o di variazioni nelle concentrazioni dei farmaci può essere significativo. L’obiettivo del progetto è garantire continuità assistenziale specialistica anche dopo la dimissione dall’ospedale. Il paziente viene dimesso ma continua a essere seguito attraverso un sistema di monitoraggio a distanza. Gli vengono forniti dispositivi che trasmettono parametri clinici e un case manager controlla i dati e mantiene il contatto con il paziente. Se emergono anomalie intervengono direttamente il case manager e il medico specialista, mentre nelle ore in cui il case manager non è operativo subentrano i medici specialisti del Centro Antiveleni, che garantiscono una continuità di assistenza. Grazie alle competenze analitiche del Centro Antiveleni è possibile anche controllare la concentrazione di molti farmaci nel sangue e verificare che la terapia sia corretta.

Le droghe sono ancora un’emergenza sanitaria?
Le droghe rappresentano da sempre un problema di salute pubblica. Oggi però il fenomeno è diventato più complesso a causa della diffusione delle nuove sostanze psicoattive. Il nostro centro svolge un ruolo specifico e unico nel sistema sanitario nazionale e per il sistema rapido di allerta sulle droghe. Attraverso il dipartimento per le Politiche Antidroga e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, contribuiamo a raccogliere e documentare i casi di intossicazione legati alle nuove sostanze.
Il nostro è il contributo clinico e analitico: analizziamo i casi che arrivano agli ospedali di tutta Italia e cerchiamo di identificare le sostanze responsabili delle intossicazioni. Questi dati vengono poi messi in relazione con quelli delle forze dell’ordine, che riguardano i sequestri, e con quelli dei tossicologi forensi che studiano i decessi. In questo modo è possibile monitorare l’evoluzione del fenomeno e segnalare rapidamente nuove molecole al sistema sanitario nazionale e agli organismi europei.
Che ruolo hanno tecnologia e intelligenza artificiale nel vostro lavoro?
La tecnologia è fondamentale perché il nostro lavoro richiede l’accesso immediato a una grande quantità di informazioni scientifiche. Utilizziamo banche dati, letteratura medica e database che contengono la composizione dei prodotti chimici e dei farmaci. Questo ci permette di recuperare rapidamente le informazioni necessarie quando dobbiamo rispondere nell’immediatezza dell’urgenza a una richiesta di consulenza. L’intelligenza artificiale può essere uno strumento utile per l’accesso alle informazioni, ma le decisioni cliniche devono restare di responsabilità e valutazione clinica del medico. La valutazione finale deve sempre basarsi sull’esperienza e sul ragionamento dello specialista.
Quali sono oggi le priorità della vostra attività di ricerca?
Uno degli obiettivi principali è colmare le lacune di conoscenza, soprattutto per quanto riguarda le nuove sostanze d’abuso che compaiono sul mercato prima ancora di essere studiate in modo approfondito. La nostra ricerca si sviluppa sia sul piano sperimentale, per comprendere i meccanismi biologici attraverso cui queste sostanze producono danni, sia attraverso la raccolta delle casistiche cliniche. Il Centro Antiveleni riceve segnalazioni da tutta Italia e questo ci consente di raccogliere dati molto ampi sui casi di intossicazione. Condividere queste informazioni con la comunità scientifica è fondamentale per migliorare la diagnosi, la prevenzione e i trattamenti.

