16 Ottobre 2026, 1:13
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Anziani fragili: la combinazione delle patologie cambia l’esito delle cure

di Paola Landriani
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Un nuovo studio basato sui dati del trial SPRINTT mostra come nella stessa persona la combinazione delle malattie croniche possa influenzare l’efficacia dei programmi di prevenzione per preservare la mobilità degli anziani fragili.

Con l’avanzare dell’età capita di ritrovarsi a convivere con diverse malattie. Diabete, problemi cardiovascolari, malattie respiratorie, depressione, artrosi: possono presentarsi tutte nella stessa persona e rendere più complessa la gestione quotidiana della salute. In medicina questa condizione si chiama multimorbilità e indica la presenza contemporanea di almeno due malattie croniche.

Per una persona anziana, però, non è la stessa cosa vivere con sei patologie qualsiasi o con sei patologie che tendono a presentarsi insieme e possono influenzarsi a vicenda. Il quadro complessivo può incidere sulla capacità di muoversi, sulle attività quotidiane e, più in generale, sulla propria autonomia.

Con un nuovo studio pubblicato su “Nature Aging”, i ricercatori sono partiti dai dati di SPRINTT (Sarcopenia and Physical fRailty IN older people: multi-componenT Treatment strategies), un grande progetto europeo dedicato alla fragilità e alla sarcopenia, per capire se, negli anziani fragili che convivono con più malattie, anche il modo in cui queste patologie si combinano tra loro possa fare la differenza nell’efficacia di un programma pensato per contrastare la perdita di mobilità.

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Photo: Pexels / Kampus Production

La nuova analisi dei dati dello studio SPRINTT

La nuova analisi è stata condotta da un gruppo di ricerca internazionale che ha coinvolto il team di Geriatria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma. I dati arrivano dallo SPRINTT, il trial clinico europeo che ha coinvolto persone di almeno 70 anni con fragilità fisica e sarcopenia, una condizione che comporta la perdita progressiva di massa, forza e funzionalità muscolare, per testare un programma mirato a preservare la mobilità basato su attività fisica, indicazioni nutrizionali e strumenti tecnologici per monitorare i partecipanti nel tempo.

Il campione della nuova analisi conta 1.199 persone, tutte con multimorbilità: in prevalenza donne (71%), con un’età mediana di 79 anni e una mediana di sei patologie croniche per persona.

Il numero delle patologie, però, non basta a descrivere il quadro: per capire come rispondono a un programma di questo tipo bisogna sapere anche quali patologie tendono a comparire insieme. L’analisi statistica dei ricercatori ha individuato proprio questo, arrivando a quattro profili di multimorbilità: quattro combinazioni di malattie ricorrenti con maggiore frequenza nel gruppo studiato. I ricercatori hanno poi confrontato gli effetti del programma tra i quattro gruppi per capire se la sua efficacia fosse davvero la stessa per tutti.

Quattro profili di multimorbilità e risultati diversi

I quattro profili si distinguono per numero di malattie e per il tipo di condizioni concentrate in ciascun gruppo.

Il profilo non specifico, il più numeroso, riguarda 660 persone (55% del campione), senza una particolare prevalenza di una categoria di malattie. Il profilo psichiatrico coinvolge invece 290 partecipanti (24%), quello cardiometabolico 161 (13%) e quello respiratorio 88 (7%).

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Photo: Pexels / SHVETS production

Le differenze tra i gruppi riguardano anche il carico complessivo di malattia: cinque patologie in mediana nel profilo non specifico, nove nel cardiometabolico, che risulta anche il gruppo con l’età mediana più alta, 82 anni. Nel profilo psichiatrico, invece, le donne rappresentano l’89% dei partecipanti.

Nel complesso il programma ha ridotto del 22% il rischio di disabilità nella mobilità o morte rispetto all’educazione sanitaria. Nell’arco dei 36 mesi, le persone che hanno seguito l’intervento sono rimaste libere da questi eventi per 2,09 mesi in più, in media. Ma proprio il confronto tra i diversi profili di multimorbilità ha fatto emergere alcune differenze.

L’analisi statistica tradizionale ha rilevato un effetto significativo soprattutto nel gruppo con profilo psichiatrico, dove il rischio di disabilità nella mobilità o morte è risultato inferiore del 35%. Un’ulteriore analisi, condotta con un metodo statistico bayesiano, ha indicato un possibile effetto favorevole anche nel gruppo non specifico, mentre per i profili cardiometabolico e respiratorio i risultati sono rimasti più incerti.

Il quadro va però letto con cautela: il test che ha valutato se l’effetto dell’intervento cambiasse in modo significativo tra i diversi profili di multimorbilità non ha dato un risultato statisticamente significativo (P=0,870), il che significa che, su base statistica, non è possibile escludere che le differenze osservate tra i quattro gruppi siano dovute al caso. Gli stessi autori hanno inoltre sottolineato che l’analisi potrebbe non essere stata abbastanza ampia da individuare alcune differenze o interazioni tra i gruppi.

I dati suggeriscono quindi che la combinazione delle patologie possa avere un ruolo nella risposta agli interventi, anche se servono studi più ampi per capire meglio quanto questo aspetto possa incidere. Per le persone anziane che convivono con più malattie, il quadro complessivo di salute emerge così come un elemento importante da considerare insieme alle singole patologie.

 

Paola Landriani

Photo cover: Magnific/ Peoplecreations 

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