13 Giugno 2026, 4:49
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ALTER-EGO, il robot umanoide che aiuta nelle patologie neurodegenerative

di Annarita Cacciamani
È iniziata all’IRCCS Maugeri Milano una sperimentazione per valutare l’integrazione di robot umanoidi nell’assistenza ai pazienti con patologie neurodegenerative.

Integrare robot umanoidi nella pratica clinica quotidiana è uno degli obiettivi che si pone oggi la ricerca scientifica. Una sperimentazione clinica pilota è in corso all’IRCCS Maugeri Milano, nell’ambito del progetto Fit4MedRob finanziato dal Piano complementare al PNRR.

L’obiettivo è valutare l’integrazione di robot umanoidi assistivi nei percorsi assistenziali per pazienti con patologie neurodegenerative, in particolare con sclerosi laterale amiotrofica in contesti ospedalieri e domiciliari. Alter-Ego è il nome dato alla piattaforma robotica sviluppata dall’Istituto Italiano di Tecnologia e dall’Università di Pisa.

Cos’è ALTER-EGO

ALTER-EGO (acronimo di Assistive Living and Treatment Environments for Robotic Equipment and Guided Operations) è un robot umanoide alto circa 120 centimetri che si muove nello spazio su due ruote, teleguidato a distanza da un operatore o in modalità autonoma e semi-autonoma. È dotato di due braccia costituite da moduli cedevoli a rigidità variabile che funzionano come muscoli artificiali, permettendo movimenti adattivi e sicuri.

Per interfacciarsi con la realtà circostante utilizza mani robotiche poli-articolate, capaci per esempio di afferrare e passare oggetti e aprire maniglie. Queste caratteristiche permettono di interagire in modo sicuro e delicato con pazienti fragili e con ambienti complessi come i reparti ospedalieri. Il robot può così essere idoneo ad affiancare il personale clinico nelle attività assistenziali e supportare i pazienti nei gesti quotidiani.

L’interfaccia intuitiva facilita interazioni naturali e consente al personale sanitario di delegare attività ripetitive che richiedono molto tempo, liberando risorse per i compiti che necessitano di competenze specialistiche o relazionali, non replicabili dai robot. La piattaforma punta ad ottimizzare i flussi di lavoro clinici e migliorare la qualità dell’assistenza nelle patologie neurodegenerative come la SLA. Le aree di utilizzo sono state definite in collaborazione diretta con il personale sanitario.

Come funziona

Nella modalità di telepresenza ALTER-EGO si comporta come l’avatar dei clinici che, tramite dispositivi di controllo immersivi come un visore e un joystick, riescono a vedere attraverso gli occhi-telecamere del robot e a utilizzarne le mani e la voce per svolgere, ad esempio, visite di follow-up a distanza. Sono attività tipiche della fase domiciliare, in cui la presenza diretta del personale sanitario è più complessa da garantire.

Nella modalità semi autonoma o autonoma, invece, il robot è in grado di svolgere attività ripetitive e quotidiane: l’accoglienza e l’orientamento dei pazienti in ospedale compresa la comunicazione di informazioni e servizi base, la somministrazione di semplici scale di valutazione, come la VAS (Visual Analogue Scale) del dolore, e l’accompagnamento dei pazienti nelle diverse attività della giornata all’interno della struttura.

Uno strumento di continuità assistenziale

Il progetto ALTER-EGO è nato qualche anno fa ed ha da subito mirato all’utilizzo della robotica umanoide in un momento particolarmente delicato del percorso dei pazienti: il rientro a casa dopo un periodo di ospedalizzazione. «È una fase che sappiamo essere critica sia dal punto di vista clinico sia umano», dichiara in una nota stampa Rachele Piras, neurologa dell’IRCCS Maugeri Milano.

Da qui l’idea di utilizzare il robot come strumento di continuità assistenziale tra ospedale e territorio: «Non solo come “presenza” dei medici, ma come estensione dell’intero team multidisciplinare (fisioterapia, infermieristica, psicologia), inizialmente in modalità tele-operata (avatar) e successivamente come supporto autonomo attraverso video, promemoria e monitoraggi», spiega.

Le fasi di studio del progetto

Lo studio ha adottato, sin dalle prime fasi, un approccio multidisciplinare e partecipativo, che ha previsto il coinvolgimento di medici, terapisti, infermieri, ricercatori, pazienti e caregiver. Attraverso focus group, osservazioni sul campo, analisi di fattibilità e studi di usabilità con utenti non esperti, sono stati individuati gli scenari d’uso realistici e sono stati valutati limiti, benefici e implicazioni etiche.

«L’obiettivo del percorso intrapreso da Maugeri con Istituto Italiano di Tecnologia e Università di Pisa è creare un dialogo reale tra clinici e ingegneri, permettendo alla tecnologia di rispondere a bisogni clinici concreti e ai clinici di comprendere fino in fondo le proprie potenzialità » commenta nello stesso comunicato stampa Christian Lunetta, direttore del dipartimento di Riabilitazione neuromotoria Maugeri.

Anche Manuel Catalano, ricercatore responsabile dell’unità NuBots dell’Istituto Italiano di Tecnologia, ha sottolineato che «ALTER-EGO è stato percepito come uno strumento capace di alleggerire il carico di lavoro del personale sanitario, permettendo loro di dedicare più tempo alle attività che richiedono competenze cliniche e relazionali».

Le aree di applicazione

Sono state individuate sei macro-aree applicative: telepresenza e teleassistenza, supporto alle attività della vita quotidiana, servizi di consegna, monitoraggio e sicurezza, accoglienza e orientamento, e supporto alla riabilitazione. Tra gli scenari applicativi più promettenti figurano l’assistenza domiciliare a distanza, in cui il robot consente ai clinici di supportare pazienti e caregiver nelle loro abitazioni, e il suo utilizzo per visite da remoto, semplici monitoraggi e facilitazione del contatto con i familiari. Il progetto guarda anche al futuro: sono in fase di sviluppo soluzioni che permetteranno ai pazienti di controllare direttamente il robot attraverso i loro movimenti residui, trasformandolo da avatar del clinico a vero ausilio personale.

Conclude nel comunicatoAntonio Bicchi, professore di Robotica all’Università di Pisa e ricercatore dell’Istituto Italiano di Tecnologia: «Lo studio propone un modello replicabile per l’introduzione responsabile della robotica avanzata nei contesti di cura, contribuendo a colmare il divario tra ricerca sperimentale e applicazione reale».

 

Annarita Cacciamani

Tutte le foto sono della Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia

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